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Dalla nascita nel 1999 alla vittoria con lo United, il Midtjylland tra sogno e realtà

Il Midtjylland non ha ancora raggiunto la maggiore età, ma ieri sera ha compiuto l’impresa di battere una delle squadre più antiche e blasonate del calcio mondiale. Il 2-1 sul Manchester United, nei sedicesimi di andata di Europa League, porta con sé elementi che trascendono il semplice risultato, presentando al calcio europeo una nuova dimensione che spaventa qualcuno e lascia perplessi molti altri.

La società danese nasce nel 1999 nell’incontaminata regione dello Yutland, dall’intuizione di uno scrittore e di uno scommettitore: l’unione tra Rasmus Ankersen e Matthew Benham ha dato i natali a una piccola squadra, che con i suoi metodi sta cambiando la concezione tradizionale del calcio.

Benham ha visto le sue fortune accrescersi con le scommesse, grazie a una dedizione allo studio statistico degna di un Premio Nobel per la matematica; Ankersen lo ha voluto al suo fianco per introdurre nel mondo del calcio lo scouting algebrico, mai utilizzato prima di allora. Di cosa si parla? Di un sistema di dati che permette di valutare le prestazioni di un calciatore attraverso i numeri, per cogliere ciò a cui l’occhio umano non può arrivare. Di un database che riporti quante volte e in quali circostanze un pallone calciato da un giocatore giunge tra i piedi di un compagno, quante volte quello stesso giocatore è arrivato sul fondo per crossare, quanti interventi difensivi sono andati a buon fine e così via. Un sistema di dati che traduce in numeri il valore di un calciatore utilizzando esclusivamente un’analisi quantitativa, che non tiene conto dell’estetica, del curriculum o di tutti quegli elementi qualitativi non trascrivibili sotto forma di numero.

Una tecnica già utilizzata, a ben vedere, dagli Oakland Athletics nel baseball americano, con la cosiddetta tecnica del “Moneyball” che dà il titolo al film interpretato da Brad Pitt. Lì però, si parla di uno sport completamente diverso dal calcio, meno dinamico e soprattutto meno influenzato dalle componenti emotive dei giocatori.

Ieri sera la squadra allenata da Thorup ha scritto la storia di Herning, piccola città della Danimarca finita sui giornali di tutto il mondo per aver battuto il Manchester United. La vittoria però, è arrivata per dei motivi ben precisi, che ora rischiano di sovvertire le tradizionali logiche del gioco del calcio: l’attaccamento alla maglia, il tifo dei propri sostenitori e il timore di quelli avversari, l’irrazionalità di una finta, di un gesto improvviso che spiazzi chi sta intorno e risolva una partita; sfumature difficili da cancellare, che fanno parte del calcio e continueranno a esserne parte fondante. Ma il Midtjylland sembra non curarsene, e continuerà a giocare fino all’ultimo numero.

Andrea Zezza

Redazione

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