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Dal poster di Ortega alle sfuriate di Van Gaal: la nuova vita di Saviola continua in Andorra come… vice allenatore!

Poco personaggio, grande professionista. Lo è sempre stato, Saviola. Un tipo timido e riservato, fuori dal campo; glielo si è sempre letto in faccia in tutti questi anni. ‘Conejo’ che sembrava poter dare un morso al grande calcio ma che in realtà è rimasto con un po’ di amaro in bocca: 9 club, tra i più prestigiosi. Ma mai l’acuto decisivo e finale, l’accento che avrebbe dato quel qualcosa in più alla sua carriera. E quanti retroscena sulla sua vita da calciatore, un’infinità. Dalla sua tifosa numero 1: la giapponese Asami Usuku. Che dopo 4 viaggi a vuoto (Buenos Aires, Barcelona, Madrid e Lisboa) si è fatta Osaka-Grecia pur di conoscerlo, ne 2014. Al suo idolo di sempre, “Ortega”. Ariel qualche tempo fa svelò: “Un giorno sono stato a casa sua e mi sono ritrovato davanti agli occhi un mio poster gigante! Mi ha chiesto di firmarlo però m’imbarazzano queste cose, anche perché all’epoca eravamo compagni di squadra!”. Al River. E’ stato allenato da Van Gaal: “Quando si arrabbiava mi faceva davvero paura”. Ha condiviso lo spogliatoio con culture e personalità di ogni tipo: il ramadan di Kanoute, la fame di gol di Crespo e l’aurea di Riquelme. Leggendaria, quella. Una maglia col suo 7 pure a Leo Messi, tempo fa: la giovanissima pulga si era rotta il naso, un bel gesto per tirarlo un po’ su di morale. Umile e disponibile lo è sempre stato Javier, senza dubbio. Saviola è anche stato l’unico argentino della storia a vestire la maglia sia di Barcellona (pagato per una cifra record di allora di 35,5 milioni) sia del Real. Ma le sorprese non sono finite, perché la nuova vita di Saviola può spiazzarvi ancor di più: el Conejito ha deciso di volare in Andorra con la sua famiglia per fare il vice allenatore dell’FC Ordino, e non nega di poter anche giocare qualche partita. Forse meglio perché all’esordio in panchina è arrivata una sconfitta. Anni: 34. Ma una voglia matta di respirare ancora calcio, in Europa. Come allenatore, perché no: può andare bene uguale.

 

 

Matteo Moretto

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