Dall’America all’Emilia Romagna, il passo è breve: quando c’è
di mezzo Mike Piazza. Tutti pazzi per la Reggiana, soprattutto la redazione del
New York Times. I cui giornalisti sono rimasti affascinati dalla storia recente
dell’ex stella del baseball, idolo dei Los
Angeles Dodgers e dei New York Mets: ma oggi presidente del club italiano. Da
uno sport all’altro, da un ruolo in campo ad un posto in scrivania. E in attesa
del derby contro il Modena, il quotidiano americano ha spedito in Italia un proprio
inviato, Anedew Keh, con l’obbiettivo di realizzare un’intervista a
Piazza. Analizzando le motivazioni che lo hanno portato ad investire nel
pallone. “Ricordo quando ero un giocatore che se avevamo un aereo modesto ci lamentavamo. Adesso che sono un proprietario, mi viene da dire: ‘Cosa?! Volete una stanza da cento dollari? Ma dove volete alloggiare, al Four Seasons?”
– L’essere proprietari di club porta con sé delle gioie viscerali e Piazza si è chiaramente goduto la partita: “Dai! Dai! Bravo! Prendi la palla!”.
Il tutto accompagnato da uno spritz e da un paio di bicchieri di rosè: “Avrò un po’ di mal di testa. Ma se riusciamo a portare a casa questa partita ne sarà valsa la pena”.
– “La tradizione gastronomica è l’altra ragione per cui ho rilevato la squadra: prosciutto, breasola, coppa, mortadella…”
Mentre si preparava per lasciare lo stadio, un vecchio tifoso stringendogli la mano gli ha detto sottovoce “Lei ci porta fortuna. Per favore, torni presto”.
– “Sono voluto arrivare in una situazione dove ci fosse qualcosa da costruire. A Reggio mi sento come un’anatra che torna al suo stagno. Mi sento semplicemente italiano. Ho giocato a baseball per 16 anni, avevo bisogno di riconciliarmi col fatto che non avrei mai più avvertito la sensazione di fare un fuoricampo davanti a 50 mila spettatori. Ricevere i “buuh” dello Yankee Stadium è la cosa più forte che ricordo in carriera. Ma ora penso alla mia avventura alla Reggiana, mi piace. Prendo treni, aerei, o mi metto in macchina. Semplicemente vado, mi piace questa energia! Potrei anche essermi sbagliato, e potrei aver perso dei soldi. Ma era importante per me, per uscire dalla mia zona di comfort”.
Foto: The New York Times
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