356 giorni sono tanti. Praticamente un anno, ancora dieci giorni e sì, sarebbe stato un anno esatto. Dodici mesi fa il Chelsea volava, trascinato da Josè Mourinho in panchina e da Eden Hazard in campo. Il primo oggi non lavora più dalle parti di Stamford Bridge, mentre il secondo è passato da “Mvp” a oggetto misterioso.
Fino ad oggi, almeno. Perchè Eden Hazard si è sbloccato, è tornato a segnare in Premier League: 3 maggio 2015, la data dell’ultima rete. In casa, contro il Crystal Palace, su calcio di rigore. Fu il quattordicesimo gol di una stagione incredibile, culminata con un doppio trionfo, uno di squadra e uno personale: la Premier col suo Chelsea e il titolo di “Player of the year”. Mvp, “most valuable player”. In soldoni, il migliore. E per quello che aveva fatto vedere, Hazard quel premio se l’era meritato.
Poi la caduta, anzi, la discesa, verso un campionato anonimo, tra fallimenti nelle coppe e sconfitte in campionato e…l’addio a Mourinho. Il portoghese aveva trasformato Hazard in un giocatore in grado di coprire e allo stesso tempo colpire. Gli avversari, in zona gol. Diciannove complessivi l’anno scorso, appena tre quest’anno: due in Fa Cup, e uno, quello di oggi, in campionato. Destro rasoterra da fuori a battere Boruc e a firmare il momentaneo 0-2, a 371 giorni dall’ultimo gol su azione, contro il Manchester United.
La stagione del Chelsea è ormai destinata ad essere senza coppe europee nè trofei, “sanza ‘nfamia e sanza lodo” direbbe Dante Alighieri. Definiva così gli ignavi, nel suo “inferno”. L’inferno il Chelsea l’ha sfiorato, con questo campionato che, in certi momenti, rischiava di trasformarsi nel peggiore degli incubi. Poi la risalita, lenta, verso un nono posto che sa di “purgatorio”. In attesa di Antonio Conte, per tornare, di nuovo, in paradiso.
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