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Da calciatore a… Frate! La strana storia di Mulryne, l’ex Man Utd con una vocazione particolare

“Ah, come vorrei fare il calciatore!”, dicevano. Eh sì, cosa c’è di meglio per chi ama il pallone? Regola non valida per tutti, però: perchè c’è anche chi, arrivato a realizzare il proprio sogno, ha intuito che forse la propria vocazione sarebbe stata un’altra: troppo stress, troppe pressioni, troppe regole da seguire.

Vedere per credere, chiedere a Phil Mulryne: ex calciatore con alle spalle esperienze nella Nazionale Nordirlandese ed al Manchester Utd, tra le altre. Campi prestigiosi, stipendi faraonici, auto di lusso e tante donne: lo stereotipo della vita da calciatore. Ma ad un certo punto, capì che qualcosa non andava: poca pace e tanti, troppi infortuni a minarne la potenziale esplosione. Chiuso da giocatori come Beckham e Scholes, passó al Norwich, senza mai riuscire a sfuggire dalla sfortuna dei guai fisici. E così, ecco l’inizio dell’inesorabile discesa.

Nel 2008, l’ennesimo grave infortunio, capace di costringerlo ad un periodo di pausa e di riposo per tornare nella sua casa di Belfast, alla ricerca di una rigenerazione completa. Ma proprio lì, nel Nord Irlanda, un incontro inaspettato gli cambió la vita. Mons. Noel Treanor, vescovo della diocesi di Down e Connor, sulla sua strada, divenuto sempre più un amico ed un confidente a cui esternare i propri timori ed i propri dubbi legati ad una carriera sfortunata. E nel tentativo di aiutarlo a trovare risposte alle proprie domande, Treanor lo portò ad essere sempre più coinvolto in attività caritatevoli: rinascita spirituale al via e maturazione, nella propria anima, di nuove consapevolezze e nuove vocazioni. Tanto da prendere una decisione piuttosto forte.

Scarpini appesi al chiodo per sempre, per assecondare la propria vocazione sacerdotale. Incredibile ma vero. Talvolta però, come successo a Mulryne, le scelte più coraggiose si rivelano anche le più azzeccate. La prima, vera felicità a 30 anni ormai superati, grazie ad un cambiamento che tuttavia sconvolse non poco l’ambiente calcistico, suoi ex compagni compresi.

Una lunga trasferta a Roma, durata 4 anni, per studiare nel Pontificio Collegio Irlandese, prima di tornare a Belfast e ricevere la consacrazione come frate domenicano nel settembre scorso. E dichiararsi, più che mai, “Molto più sereno rispetto a quando giocavo”. A voi la prova di come non sempre (forse) la fama ed il successo che la vita da calciatore possono garantire coincidano esattamente con la propria vocazione. Molto spesso la serenità interiore si rivela più importante del denaro: chiedere a Phil Mulryne.

Alberto Trovamala

Redazione

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