Camp Nou che prima trattiene il fiato, ma non per poco eh: mezz’ora e passa se non di più. E poi torna a respirare liberamente. Ma soprattutto felice, da primo in classifica e pure con una gara in meno. Barcellona 51, Atletico 48.
Atletico spavaldo e con una personalità che potrebbe anche spiazzare, ma solo se non ne conosci le qualità. Idee chiare, centrocampo a cinque (con un Griezmann folletto davanti) e la solita grinta di sempre, scuola Cholo. E primi ’20 minuti che sono di dominio totale: Saul ci prova da fuori, Bravo fa il fenomeno e la toglie dal sette. Poi, qualche minuto dopo ecco lo squillo rojiblanco che assorda i 90 mila blaugrana del Camp Nou: il piccolo dei tre fratelli Iñiguez affonda sulla fascia destra e la mette dentro: Koke a tu per tu con il portiere cileno non sbaglia. 0-1. Barça che non si disunisce, tutt’altro: alza la pressione a più non posso fino a trovare il pareggio. Azione a 200 all’ora, Ney-Alba-Messi e golazo dell’argentino sul primo palo, Oblak battuto. Con un Atletico che era tutto tutto (12 uomini) in area a difendere. Delirio di casa. Furore Atletico. Match che s’infiamma. Filipe va coi tacchetti sul ginocchio di Messi: Luis Enrique si mangia il quarto uomo con gesti plateali e urla, l’arbitro tira fuori il rosso diretto. Giustamente. Barcellona che spinge e firma pure il secondo con un Luis Suarez assolutamente indemoniato: pallone lungo difeso col corpo e poi scaraventato sotto le gambe del portiere sloveno. Uruguaiano capocannoniere con 19 reti. Remontada cumplida: 2-1.
Secondo tempo a corrente alterna, nessuna goleada Barça come qualcuno pensava. L’Atletico dimostra la squadra coraggiosa che è, solida e compatta: l’occasione clou è di Griezmann ma Bravo ci mette i piedi, miracolosamente. Niente pareggio. A metà si rompe Augusto, il centrocampista argentino uscirà tra le lacrime in barella e dalle prime indicazioni non sembra bene: lesione del ginocchio sinistro con interessamento dei legamenti; gran bel gesto di Mascherano che gli bacia la fronte, con sincerità vera. E giù applausi. Carrasco una freccia imprendibile, Godin sbaglia il tempo dell’intervento e si fa espellere. Ma il cuore dell’equipo di Madrid rende orgoglioso Simeone: “Nulla da rimproverare ai miei, nemmeno a Filipe e Godin. Si può vincere, si può perdere: se devo perdere vorrei farlo sempre così”. Ma vincere in questo modo forse vale doppio, per una corsa verso la conquista della Liga. O no Barcellona?
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