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“Ma che bello è”: Como superato, allo Zini è entusiasmo Cremonese

I bambini esultano per un tiro respinto. In curva i tifosi battono le mani all’unisono. Lo “Zini” si unisce in un sentimento in cui la tensione si combina in modo coerente alla felicità. C’è voglia di festeggiare. Festeggiare per un sogno che si avvicina, per un piccolo grande passo che è stato fatto.

Perché nel corso di una stagione ci sono momenti e momenti. Alcuni che passano senza lasciare il segno, altri che rappresentano sliding doors. E la vittoria della Cremonese contro il Como potrebbe essere uno di questi. Per importanza del risultato, per il valore dell’avversario, per la classifica. Il primo tempo concluso in vantaggio di un gol e di un uomo, il pareggio di Da Cunha e la rete decisiva di Zanimacchia all’88’. Un boato. “Ma che bello è, quando esco di casa per andare allo stadio, a tifare la Cremo”. Un coro si diffonde nell’aria dello “Zini”. La Cremonese ha vinto. 

Episodi

Gli episodi decidono. Gli episodi cambiano il corso di una partita e, a volte, di una stagione intera. E così è stato per il risultato della sfida tra Cremonese e Como. Vedremo se anche per l’esito del campionato stesso. Due gli episodi decisivi allo “Zini”. Il primo al 14’ con l’espulsione di Strefezza e il Como costretto a giocare in 10 uomini. Il secondo il rigore realizzato da Coda poco prima dell’intervallo. Una partita che sembrava ormai indirizzata, poi un altro episodio. Punizione dal limite, il tiro di Da Cunha supera Jungdal e pareggia. Passano i minuti, il risultato non si sblocca. A due dallo scadere la decide Zanimacchia. Un’altra vittoria di carattere. Un’altra vittoria che è immagine del percorso costruito sul carattere e sulla mentalità.

Unione

Triplice fischio, i compagni rincorrono Zanimacchia. Qualche simpatico schiaffo e poi l’abbraccio collettivo. Un gruppo costruito sull’unione e il carattere. La Cremonese con l’arrivo di Stroppa è cambiata. Ne è cambiata la mentalità e il carattere. Una consapevolezza diversa con cui porre in essere il cammino per raggiungere un obiettivo: il ritorno in A. E la vittoria contro il Como pesa. Quel bambino abbraccia il papà, lo stadio canta. “Amami ancora, fallo dolcemente. Solo per un’ora, perdutamente”. Giocatori e tifosi abbracciati si muovono a tempo. E questa sera il tempo lo dettano Cremona e la Cremonese.

Nicolò Franceschin

Nato nel 1997 tra Milano, Como e Lecco. Laureato in Giurisprudenza, ma ai codici ho preferito una penna. Cresciuto con Maradona (il calcio), ma anche Ronaldinho e Sneijder. Il fascino del numero 10. Credo nella forza delle parole. Verità e narrazione. In giro in macchina per stadi, campi e strade alla ricerca di nuovi colori da scrivere, perché ognuno ha una sua sfumatura. Le note del telefono che si riempiono di storie, alcune il cui finale è ancora tutto da scrivere. Una di queste è la mia. Raccontare emozioni e dare voce a chi non ce l’ha.

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