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“Cosa ci fa un campione del mondo in Belgio?”. Victor Valdes racconta la solitudine di Manchester

“Víctor, cosa ci fa un campione del mondo qui?” gli domanda Maniatis, nuovo acquisto dello Standard. La risposta non si fa attendere, sincera e… in inglese quasi corrente. “O venivo qui oppure a giugno me ne tornavo a casa ma con l’intenzione di chiudere con il calcio. Questa era la mia unica e ultima opportunità della carriera. Così sono qui”. Maniatis continua a non capire, Victor Valdes allora insiste: “Mi allenavo solo ogni giorno! Sai che significa? Qui ora sono felice, solamente far parte di uno spogliatoio mi rende felice. Per me questa è la miglior squadra del mondo”. 

Un portiere che nella solitudine ha sempre trovato la sua massima concentrazione. Solitudine come fonte di successo, prima. Solitudine come un macigno al collo, poi. Perché Victor si stava spegnendo, annullando, per colpa di una solitudine divenuta opprimente a Manchester. Tutto iniziò in estate, quando la squadra stava per partire per la tournee americana. Van Gaal gli si avvicina: “Meglio che tu resti a Manchester per curarti gli acciacchi fisici”. Portiere che prima casca dalle nuvole, poi replica timoroso: “Penseranno che io abbia male al ginocchio, mi può influenzare molto quello che dicono”. Risposta dell’olandese, secca: “Dirò la cosa più conveniente” racconta nel dettaglio il quotidiano spagnolo El Pais.

Valdés ad allenarsi, Van Gaal che già non contava su di lui. Anzi di più: avrebbe preferito si trovasse un’altra sistemazione, da subito. Così non fu. Un giorno, armadietto completamente svuotato: via scarpe, guanti, shampoo. Via il nome. Una spiegazione gli arriva dal magazziniere: “Ci è stato detto di portare tutte le tue cose nello spogliatoio della Primavera”. “Desiderio=obiettivo” è stata la formuletta magica del portiere, da sempre: ma quanta fatica così.

Venerdì scorso il suo Standard si è qualificato per la finale di Coppa. Valdes euforico, non nasconde la felicità: “Non puoi immaginare quanto fossero fredde le pozzanghere D’acqua a Manchester” ride sempre al giornalista Luis Martin de El Pais. Rancore nei confronti di Van Gaal? “Mi diede la possibilità di debuttare nel Barcellona, mi riprese quando non avevo una squadra e mi propose di recuperarmi dagli acciacchi al ginocchio. Gli sarò per sempre grato. In fondo, se non fosse stato per lui non sarei qui, in Belgio”. 

Il club gli paga vitto e alloggio, e pure la Peugeot che guida. Lo stipendio resta a carico dello United, che prima del 30 maggio dovrà decidere se rinnovargli il contratto o meno. Victor Valdes non avrebbe alcun dubbio, in ogni caso: “Con l’entusiasmo che ho adesso, giocherei fino ai 40 anni”. Ecco perché un campione del mondo si trova in Belgio, ora: solo, ma nuovamente felice.

 

 

Matteo Moretto

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