Categories: Interviste e Storie

Infantino risponde a Infantino: “Uniti per un futuro migliore”

Ti alzi al mattino, guardi la posta e trovi una mail indirizzata a te. Arriva da Zurigo. "È uno scherzo, dai", pensa Saveriano, che di cognome fa pure Infantino. Gioca nella Carrarese, ha 33 anni, e qualche giorno fa ha ricevuto una lettera da parte del numero uno della Fifa. "Mi ha chiamato Ghirelli, il presidente della Serie C, dicendo che Infantino voleva mettersi in contatto con me. Ho ringraziato, chiuso il telefono e detto a mia moglie Valentina che qualcuno aveva voglia di prendermi in giro". Invece era vero. "Motivo? Lodare l'iniziativa social contro il razzismo". Il vertice più alto del calcio mondiale coinvolge lui per omonimia. "Mi sono sentito lusingato e orgoglioso. Ma sono anche contento per il messaggio che ha voluto mandare a noi calciatori e a tutto il mondo: e cioè che segue anche il calcio minore. Un gesto bellissimo. Perché il pallone non è solo dei “ricchi”, ma anche dei “poveri” e delle categorie inferiori. Tutti abbiamo dei sogni". 

OGGI E SEMPRE UNITI CONTRO IL RAZZISMO

Tutto è iniziato con un post di uguaglianza condiviso sui social dai giocatori della lega C. "Mi farebbe piacere ce ne fossero di più. Nel mondo siamo uguali e sotto lo stesso cielo". L'effetto è stato quello di una valanga che ha travolto anche le più alte autorità del calcio. "I personaggi pubblici devono dare il buon esempio, siamo osservati giornalmente da bambini, anziani e intere famiglie. Bisogna evitare di utilizzare il web in maniera errata. Potrebbe diventare una rovina se usato male". Le regole vanno rispettate, il suo mantra. "Gli eroi sono i medici che lavorano ininterrottamente e gli autotrasportatori che vengono citati meno, ma sono quelli che assicurano i beni di prima necessità. E c'è un’altra partita, però, che va giocata fuori dagli ospedali in cui ognuno deve rispettare il proprio ruolo. Forse abbiamo iniziato un po’ tardi a capire che non bisognava uscire".    

INFANTINO E IL GOL

Saveriano Infantino, è un attaccante esperto, nato nella piccola Tricarico, luogo in cui ha vissuto un altro Infantino, Antonio, musicista e poeta, con cui condivide solo cuore ed emozioni. Ma il suo strumento è il pallone. Quest'anno, 24 partite e 16 gol segnati. "E’ sempre un'emozione, soprattutto alla mia età. A Matera e a Teramo avevo passato un periodo simile. Quando segni, per qualche secondo, non sei più sul campo, ma voli". La sua storia nasce tra la strada e l'oratorio di Potenza. "Avevi sempre il pallone tra i piedi, non è come oggi che nelle scuole calcio rischi di non vederlo mai con tutta la tattica che si fa!". Idolo? Del Piero, però le mie caratteristiche erano diverse. Assomigliavo più a Vieri". Il suo chiodo fisso, come ogni attaccante, il gol. "Quando scendo in campo e segno è come fosse il primo giorno. Spero di rimanere ancora per tanti anni in attività, amo questo sport da quando sono nato". I sogni sono importanti. Specialmente oggi.

di ALESSANDRO GERACI

Redazione

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