Consapevolezze

Consapevolezze – Pergreffi: “Ciao Calcio, mi hai reso uomo”

Modena, Antonio Pergreffi (imago)

Caro calcio, ti sto dicendo addio.

Lo sto facendo davvero. Non ti lascio per sempre, continueremo questo viaggio insieme, ma lo faremo in altro modo, in altre vesti. Non ti avrò più tra i piedi con quegli scarpini che indosso da quando sono piccolo. Perché, alla fine, tu ci sei da sempre.

C’eri quando a 6 anni ho iniziato a dare i primi calci al pallone. C’eri quando ho iniziato a rovinarmi le ginocchia e le gambe per le mie prime scivolate. C’eri quando sono entrato nel mondo dei grandi e quando la polvere dei campi dilettantistici si legava ai sacrifici della vita quotidiana. C’eri quando quel sogno chiamato professionismo è diventato realtà, fino a indossare la fascia da capitano del mio Modena.

Ci ho messo un po’, ci sono arrivato tardi. Ma, alla fine, ognuno ha il suo tempo e il proprio percorso. E io, del mio, non cambierei nulla. Perché ne conosco cadute e gioie. Ne ho vissuto fatiche e successi. Perché tutto ciò che è arrivato è stato figlio del lavoro e dell’impegno.

Mi hai accompagnato in ogni istante. Mi hai conosciuto che ero un bambino, ancora ignaro di ciò che sarebbe stato. Ora a salutarti è un uomo, un capitano, un padre. Grazie, grazie davvero. Oggi ti scrivo perché è giunto il momento di salutarci. Ma nel mio cuore uno spazio per te ci sarà sempre.

Viaggio

Sembra ieri. Sembra ieri che giravo tra i campi della bergamasca. Mai avrei creduto di poter scrivere questa storia. Una bella storia. È vero, ci sono arrivato tardi. Non ho mai giocato in A e non ho vinto la Champions League. Ma fino a pochi anni fa lottavo sui prati di Eccellenza. Qualche stagione dopo mi sono trovato a riportare il Modena in B e indossarne la fascia da capitano.

È una storia di speranza, volontà, passione. È la storia di un bambino che si è costruito una realtà più grande dei suoi sogni. E sono fiero di essere l’unico autore delle pagine della mia vita. Senza aiuti, scorciatoie, spinte. E ora, riguardandomi indietro, posso assaporare ogni passo nella sua massima intensità e nel suo valore più vero.

Modena, Antonio Pergreffi (imago)

Modena

Modena, ciao.

Ci siamo conosciuti sei anni fa. Ci siamo apprezzati, presi per mano, amati. Ci siamo incontrati nel momento giusto. Il momento giusto per iniziare a costruire qualcosa di unico e scrivere insieme un pezzo della nostra storia. Il più brillante e speciale della mia. Ti ricordi di quel momento? Un triplice fischio per dare colore e concretezza a un’impresa, l’abbraccio con il nostro popolo, le mie lacrime, una coppa alzata al cielo.

Modena, per me sei tanto. Sei il giallo che vive in ciò che rappresenti. Sei l’orgoglio di difenderti negli stadi di tutta Italia e di guidarti da capitano. Sei la storia che vive in te e che ti rende così diversa da tutte le altre. Sei la passione dei tuoi tifosi e le vie calorose e vive della tua città. Sei emozione. Sei e sarai casa. Sei presente e futuro. Mio e della mia famiglia.

Grazie

Da soli non siamo nessuno. Perché il nostro viaggio si riempie di senso anche grazie alle persone che ci accompagnano nel cammino. E coloro che ci circondano sono in grado di raccontare tanto di chi siamo. E io sono fortunato. Sono fortunato per chi è stato con me in questo lungo viaggio. Come mio padre, uomo raro che è sempre stato al mio fianco in silenzio, apprezzando con umiltà i miei traguardi.

Ci sono le maglie che ho indossato, le società che ho rappresentato. Dai club dilettantistici dove ho conosciuto e compreso il senso della fatica e il Piacenza con la famiglia Gatti e Luca Matteassi, fino al Modena e alla famiglia Rivetti, in cui i valori si uniscono alla lungimiranza e all’innovazione.

C’è la mia famiglia. Quella che mi ha cresciuto, con papà, mamma, mio fratello e mia sorella. E quella che ho creato, con mia moglie e i miei figli. Siete il mio orgoglio più grande.

E ci sei te, caro calcio. In queste settimane ho deciso di farmi da parte e dirti addio. È la scelta migliore per me e per il Modena. Mi aspetta un nuovo percorso e nuovi obiettivi. Tu restami accanto, avrò bisogno di te. Ti sono grato.

Con affetto, Antonio. Il bambino, il calciatore, l’uomo.

Nicolò Franceschin

Nato nel 1997 tra Milano, Como e Lecco. Laureato in Giurisprudenza, ma ai codici ho preferito una penna. Cresciuto con Maradona (il calcio), ma anche Ronaldinho e Sneijder. Il fascino del numero 10. Credo nella forza delle parole. Verità e narrazione. In giro in macchina per stadi, campi e strade alla ricerca di nuovi colori da scrivere, perché ognuno ha una sua sfumatura. Le note del telefono che si riempiono di storie, alcune il cui finale è ancora tutto da scrivere. Una di queste è la mia. Raccontare emozioni e dare voce a chi non ce l’ha.

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