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L’ex Pisa Cohen: “Ho perso tre cari negli attacchi di Hamas. Lasciare Israele? Non se ne parla”

Yonatan Cohen, calciatore israeliano che ha indossato la maglia de Pisa (LEGGI QUI LA SUA STORIA), sta vivendo in prima persone il dramma della guerra tra Israele e Hamas come ha raccontato ai microfoni del Corriere della Sera. Nel 2021/22 ha giocato in Serie B per poi far ritorno in patria al Maccabi Tel Aviv

Cohen: “Probabilmente tutti in Israele hanno perso qualche persona cara”.

 

 

Il classe 1996 ha definito l’attacco di Hamas alla sua terra come “il più terrificante a cui abbia mai assistito”. Purtroppo non è stata la solita aggressione isolata ma una vera e propria mattanza: “Ciò che è accaduto è stato orribile e le immagini sono state strazianti. Hanno massacrato brutalmente neonati, bambini, anziani, donne e uomini nelle loro case e tantissimi giovani al Supernova Music Festival”.

 

 

Cohen ha perso tre persone care nell’attentato: “Due miei amici sono stati brutalmente assassinati durante il Festival. Volevano solo uscire e divertirsi… Hamas ha ucciso quasi 300 giovani innocenti in quel party. Un mio parente risultava disperso e pochi giorni dopo ci è stato comunicato che è stato trovato morto nelle vicinanze della strage. Probabilmente tutti nel Paese hanno perso qualche persona cara“.

 

 

L’ex Pisa, nonostante tutto, non ha mai pensato di scappare: “Alcuni amici si sono arruolati nelle Forze di difesa israeliane. Anche un mio collega, Menashe Zalka, attaccante dell’Hapoel Hadera, si è arruolato nell’IDF come soldato. Io? non me ne andrò mai in una situazione come questa”. In questi giorni di disperazione del Maccabi Tel Aviv fanno il possibile per fare forza alle famiglie distrutte, partecipando ai funerali o facendo visita ai tifosi negli ospedali: “Resto ancora qui con la mia famiglia e cerco di dare forza ai sopravvissuti che hanno vissuto l’inferno“.

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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