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Cittadella, Venturato e gli altri: sarà come guardarsi allo specchio

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” cantava Venditti. Dopo 270 panchine in 6 anni, stasera Roberto Venturato ritroverà il suo Cittadella. Leggi qui la nostra intervista a Mirko Antonucci.

Per l’allenatore della SPAL sarà un po’ come rivedere dopo tanto tempo quella persona con cui hai condiviso tanto ma che, ad un certo punto della vita, ha deciso di allontanarti da te. Sì, perchè l’addio tra le due parti non è mai stato chiaro e non lo è tutt’ora: “Perchè è finita? Non vorrei rispondere a questa domanda, è un argomento di cui non mi piace parlare. Il Cittadella è stata una parte fantastica della mia carriera“.

Sei anni non si dimenticano facilmente

Una scelta, quella di Roberto, con un significato (e peso) importante. Nelle relazioni si direbbe “si sono lasciati bene“, ma forse non è così. Ha deciso di restare nel mezzo, senza sbilanciarsi, per non rovinare quello che con programmazione, lavoro e serietà ha creato in sei lunghe stagioni. Era il lontano 2015 quando Venturato aveva preso in mano il Cittadella in Serie C: il club veneto era appena retrocesso ma la “depressione” sportiva si è pian piano (o forse velocissimamente) trasformata in entusiasmo.

Ricordiamoci che Cittadella è un piccolo comune in provincia di Padova di appena 19 mila abitanti. Beh, in 270 gare, dopo aver riportato subito la squadra in Serie B, ha sempre centrato la qualificazione ai playoff, arrivando ad un passo dalla A in due occasioni: nel 2019 contro l’Hellas Verona e nel 2021 contro il Venezia il suo Citta si è dovuto arrendere solo in finale, ad un passo dal sogno.

Sarà come guardarsi allo specchio

Nella conferenza stampa della vigilia Venturato è finalmente tornato a parlare dei granata: “Domani l’emozione sarà molto forte perchè c’è un legame importante dal punto di vista emotivo, c’è grande stima e affetto nei confronti di quella realtà“. E allora chissà se prima del match sentirà le farfalle nello stomaco o al momento della stretta di mano con l’allenatore avversario gli girerà un po’ la testa. Edoardo Gorini è stato il suo vice e il suo braccio destro per sei lunghi anni e per Roberto sarà un po’ come guardarsi allo specchio e vedere un altro nel riflesso. Cittadella e Venturato: due”amanti” su cui in molti avrebbeto scommesso. Ma al fischio d’inizio ognuno per le sue: la SPAL deve salvarsi e il Citta vuole (ancora) i playoff.

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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