Venticinque anni e la consapevolezza di aver vissuto già diverse esistente. Ezequiel Avila, per tutti Chimy fa il centrocampista e oggi gioca e segna per l'Osasuna, Liga Spagnola, ma che la sua carriera decollasse non era un fatto scontato, come racconta senza filti a Omnisport: "Tra i 18 e i 20 anni, il calcio non era la mia priorità. Mia figlia stava male ed era ricoverata in una clinica speciale. Io facevo trenta chilometri al giorno in bici per prendere un caffé o un biglietto dell'autobus a mia moglie".
I soldi sono pochi, tocca arraggiarsi: "Lavoravo da muratore e devo ringraziare il sindacato dei calciatori argentini se ho potuto affiancare quella professione al pallone". L'onestà e il sacrificio, per evitare di imboccare strade sbagliate: "Non era impossbile cadere in tentazione e darsi a delinquenza e criminalità. Nei contesti dei barrio non sono ipotesi remote". Per fortuna arriva il San Lorenzo: "Mi proposero un contratto, scacciando ogni dubbio dalla mia testa". Per la felicità dei tifosi navarri.
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