A ottobre l’annuncio, un po’ a sorpresa: il Chelsea ingaggia Amelia. Non è stata fortunatissima l’esperienza inglese di Marco, che non ha mai visto il campo, né in Premier, né nelle coppe, ma non ne fa un dramma il portiere di Frascati. Anzi, ha conosciuto una realtà nuova e affascinante:
“Qui si sta benissimo” – si legge nelle pagine del Corriere dello Sport – “E’ un ambiente costruito per sentirsi al top. Ho vissuto una realtà diversa e gestita alla grande. Vivono il calcio in maniera meno esasperata, grande passione ma limitata solo alle partite. Si può imparare qualcosa da loro, anche dal punto di vista dell’ordine pubblico. Sono arrivato a campionato iniziato che c’era già qualche difficoltà. Difficile recuperare punti, soprattutto quest’anno con tante sorprese. Per una squadra ha vinto tutto negli ultimi anni, un calo è anche normale”.
Amelia spiega come è nato il rapporto con i “blues”: “Dopo l’infortunio di Courtois ho mandato un messaggio allo staff di Mourinho e lui mi ha chiamato subito. L’avevo conosciuto a Milano, mi aveva fatto immediatamente una buona impressione. Mi ha detto di andare a Londra e quando hanno visto che a livello fisico stavo bene mi hanno preso. Non sono andato per giocare, ero lì in caso di difficoltà. In otto mesi ho lavorato con due degli allenatori più bravi della storia del calcio, ho imparato molto e sono felice, perché mi piacerebbe diventare allenatore. Mourinho? Ha una passione contagiosa e quella motivazione che ti porta a dare il massimo”.
Qualche giudizio sui singoli: “Ho un ottimo rapporto con tutti, ma Terry è stato il primo ad accogliermi nello spogliatoio. E’ un capitano vero, dà l’esempio in tutto. Willian è il giocatore che mi ha impressionato di più. Dal vivo mi sono accorto che è fenomenale. La conferma è Hazard, per me è allo stesso livello di Cristiano Ronaldo e Messi. Mi ricordo quando l’ho visto in campo a 17 anni in un Genoa-Lilla, già mi aveva fatto impressione. Diego Costa, invece, sdrammatizza sempre, un trascinatore. E’ stato creato un caso quando lui aveva lanciato il fratino in panchina, ma in realtà stavamo solo giocando tra di noi in panchina”.
I compagni di squadra chiedono info su Antonio Conte: “Gli ho dato il benvenuto dopo l’ufficialità. L’ho trovato molto motivato e, per ora, focalizzato all’Europeo. E’ un allenatore vincente, e il gruppo è già predisposto a fare quello che vuole lui. I compagni mi chiedono qualcosa su di lui, ma io non ci ho mai lavorato. Qui a Londra gli italiani sono visti molto bene. Tutti ancora si ricordano di Zola, Vialli, Di Matteo, Cudicini, Ranieri e Ancelotti. Sono tutti motivati per fare bene e tornare a vincere subito il campionato. Poi quest’anno tutta l’Inghilterra vive una ventata di italianità. La sua mentalità vincente si sposa bene con al filosofia del club. Per lui parlano i risultati. La squadra è piena di campioni, bisogna lavorare sulla testa e sul fattore psicologico”.
Futuro? “Ancora presto, a luglio inizierò a pensarci. Intanto sono contentissimo di come aver vissuto questa esperienza. Sono arrivate chiamate dall’Italia, serie A e B, ma se ci fosse la possibilità, mi piacerebbe rimanere e far parte di questo progetto”.
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