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C’è un altro Kiraly che indossa la tutona grigia: è Matyas, figlio dell’icona Gabor

Scegliete voi, quale storia sia più bella tra queste due. Probabilmente non saprete dare una risposta, perché ad un certo punto si fondono. Raccontandone una sembra di rivivere il passato, leggendo l’altra ci si può proiettare nel futuro. Dunque, Gabor Kiraly, portiere-icona ungherese. Sì, quello della tutona grigia indossata durante le partite al posto di banalissimi pantaloncini, proprio lui. Il giocatore più anziano ad aver giocato in una fase finale di un europeo di calcio. Gioca ancora. Nella squadra della sua città natale, Szombathelyi: l’Haladás, la squadra dove aveva incominciato a mettersi i guantoni nel 1993. Nel 2018, una vita dopo, le primavere saranno 42. Ma che importa: ha prolungato il contratto fino all’estate del 2019 e si permette ancora di battere Videoton e Ferencvaros (“Come battere Bayern e Borussia!”, per lui che ha giocato 7 anni all’Herta Berlino e 5 nel Monaco 1860). E così il mito della tutona grigia prosegue: da quella volta in cui, si dice, sua madre non fece in tempo a lavare i pantaloni neri di una tuta meno larga e più tradizionale. E proseguirà ancora lungo, perché…

Storia numero 2. Il passato che ritorna, un altro Kiraly che comincia a muovere i primi passi nel calcio, nella squadra under 14 dell’Haladás, nell’impronunciabile città di Szombathelyi. Vi dice qualcosa? Nomi così in Ungheria sono la normalità, per quella che probabilmente è la lingua europea più complessa. Ma torniamo all’altro Kiraly: si chiama Matyas, di anni ne ha 13 ed è il figlio di Gabor. Si augura di avere la stessa carriera del papà, ma intanto lo imita già nel suo tratto più famoso: la tutona. E così se mai vi capiterà di assistere ad una partita dello Szombathelyi Haladás (… ok, molto difficile, ma impossible is nothing), lo riconoscerete subito. E vi sembrerà di rievocare quella prima volta in cui notaste quello strano portiere indossare quei pantaloni così larghi e inusuali. Sarà anche un protendersi verso il futuro, perché il calcio somiglia un po’ alla concezione del tempo ciclico: nessun filosofo a spiegarcela, in questo caso basta la famiglia Kiraly con la sua iconica tutona grigia.

Marco Bonomo

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