Fantantonio ha voglia di tornare. Ci ha provato lo scorso anno con l’Hellas, abbandonando poi in partenza un progetto che non lo convinceva abbastanza. E’ pronto a riprovarci quest’anno, con una squadra di Serie A ambiziosa e intenta a fare una grande stagione: “Ho ricevuto tante offerte dalla Serie A e dalla B, ma ancora nulla di convincente. Non voglio andare da una parte per provare a non retrocedere. Voglio andare dove c’è un progetto vero”, spiega Cassano ai microfoni del Corriere dello Sport.
L’ipotesi Bari, che dalla Serie D è pronto ad una grande scalata per tornare nel grande calcio, è presto scartata: “Io voglio la Serie A, perché sono da A. Ricordate Almeyda? Fu fermo per due anni, rientrò e ne giocò altri quattro. Io non sono mai stato seriamente infortunato, sono in perfetta salute e voglio giocare dove merito. L’unico problema era la testa, ma grazie ai miei figli ho imparato a metterla a posto: voglio trasmettere loro l’immagine di un padre forte e responsabile”.
Le “cassanate“, allora, sono acqua passata: “Quante ne ho fatte: dicevo sempre le cose in faccia, sia che dall’altro lato ci fosse un magazziniere, sia che fosse l’allenatore o il presidente. Ho pagato tutto sulla mia pelle, ma ho più gioie che rimpianti. La Nazionale, la mia squadre del cuore e il Real Madrid, il club migliore al mondo. Ho realizzato tutti i miei sogni”. L’ultimo è quello di rimanere nel mondo del calcio: “Il mio procuratore sta facendo un gran lavoro, mi ha trovato tante squadre. Sassuolo, Bologna, Torino e Parma sono posti dove andrei anche a zero. Loro mi prendono un anno, poi se sono soddisfatti mi prolungano il contratto di altri due“.
Antonio è certo di poter ancora fare la differenza: “Peso 82 kg, neppure a vent’anni pesavo così poco… Di solito arrivavo in ritiro sugli 85-86, per poi giocare con 83,5-84 chili addosso. Se solo avessi ascoltato Totti e il suo preparatore… Sarei ancora ad altissimi livelli!”. Se la nuova esperienza in Serie A dovesse rivelarsi un fallimento, Cassano ha già le idee chiare sul futuro: “Torno a casa e a settembre vado a Coverciano: studierò da ds, voglio rimanere in questo settore”. Pensarci già ora è triste, un calcio italiano senza Cassano in campo. Magari, un giorno, sarà il turno di suo figlio: “Ha dei bei numeri, ma alla scuola calcio non lo mando. Preferisco fargli sbucciare le ginocchia sull’asfalto”, conclude Fantantonio.
L’intervista completa sul Corriere dello Sport.
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