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Capitano, leader, leggenda: goodbye John Terry, forever a Blue

“Alcuni giocatori sono facilmente sostituibili, altri no”, parola di José Mourinho. Chi certamente si è trovato d’accordo con lui è Antonio Conte, che quando ha firmato con il Chelsea ha chiesto che il capitano di tante battaglie restasse ancora un anno in Blues. Presto però arriverà quel momento, le strade di John Terry e del club del suo cuore si separeranno. Lo hanno confermato la società londinese e lo stesso difensore, al termine della stagione ci sarà l’addio dopo 22 anni. La sua presenza è stata fondamentale per dare continuità alla storia del Chelsea, in lui tifosi e avversari hanno sempre visto il simbolo di quel club che JT ha amato tantissimo e non ha mai abbandonato. CAPTAIN, LEADER, LEGEND.

Non si poteva rimpiazzare anni fa, quando lo diceva Mou, non si sostituirà facilmente nemmeno nel futuro prossimo – soprattutto dal punto di vista della leadership: 713 presenze con la maglia del Chelsea, 578 da capitano, 66 gol e 29 assist finora, in questa stagione che (dopo un ottimo inizio con quattro gare intere giocate) lo ha visto finire ai margini della squadra. Complici i numerosi infortuni e un cambio di modulo che ha fatto le fortune della squadra di Conte in questa Premier. Lanciato da Gianluca Vialli, titolare fisso con Claudio Ranieri, ora pronto all’addio con Conte: due italiani nel passato, uno nel presente che cercherà in ogni modo di accompagnarlo all’addio permettendogli di sollevare un altro trofeo, per scrivere così l’happy ending migliore possibile.

Titoli di coda sempre più vicini in una storia di leadership e di rabbia sportiva, di ordine e disciplina. Per anni è stato lui la più grande certezza del Chelsea, capace di dettare i tempi alla squadra, di farsi specchio dell’allenatore in campo; elegante e sicuro in difesa, concreto anche in attacco. Sempre protagonista, spesso anche fuori dal campo. E’ riuscito a tornare al top dopo anni non semplici durante la gestione Di Matteo-Benitez e ha contribuito in maniera determinante ai successi del Mourinho 2.0 nella stagione 2014/2015. Così ha vinto 14 trofei e ha battuto un record dopo l’altro (come quello che lo vede il difensore più prolifico della storia di tutta la Premier League). E non è finita qui…

C’è un altro campionato da conquistare per portare a termine un’annata in cui il Chelsea ha sorpreso un po’ tutti. Molto merito va dato a chi spesso non ha potuto scendere in campo ma che – ancora una volta nelle squadre di Conte – si è rivelato fondamentale anche se più in ombra. JT ha fatto il suo dovere, quello che l’allenatore italiano gli aveva chiesto poco dopo aver legato il suo nome al club di Abramovich. La corsa prosegue verso il finale di stagione, verso un altro titolo. Rimpianti? Uno soltanto (forse). Quella Champions League inseguita, sfiorata e poi conquistata, ma non da protagonista; non ha mai davvero cancellato l’immagine della scivolata sul dischetto di Mosca nel 2008, nemmeno quando nel 2012 ha sollevato il trofeo più importante d’Europa. Quella sera a Monaco, infatti, Terry ha visto la gara dalla tribuna a causa di un cartellino rosso preso nella semifinale contro il Barcellona. Destino.

La fine di un’era si avvicina, è il tempo dei saluti. Come è stato per Gerrard, per Lampard e altri ancora prima di loro la Premier sta per perdere un’altra stella ma per l’addio definitivo al calcio c’è ancora tempo. “Sento di avere ancora molto da offrire in campo, ma ho capito che qui le opportunità saranno limitate per me. Sono ansioso di continuare a giocare e così cercherò di proseguire il mio cammino con una nuova sfida”. Altri colori e altre avventure lo aspettano, ora è il momento giusto: it’s time to say goodbye.

Marta Fornelli

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