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Capello: “La mia Juventus come quella di Allegri? No, la mia offriva buon calcio. Poi…”

Italia-Germania e derby. Sono questi i principali argomenti della settimana calcistica italiana. Per Fabio Capello la partita con i tedeschi “ce la giocheremo”, mentre per la stracittadina di Milano è ancora presto per parlare di “derby cinese”.

“Italia-Germania è una partita eterna” – si legge nelle pagine de La Gazzetta dello Sport “E gare come queste aiutano un gruppo a crescere. L’Italia sta affrontando il rinnovamento in modo equilibrato. Il campionato sta sostenendo il lavoro di Ventura, grazie soprattutto a Torino, Atalanta e Milan. Mihajlovic, Gasperini e Montella hanno lanciato giovani di qualità. La Germania è un colosso, ma ci soffre sempre, perché nessuno è attento alla tattica come gli italiani. Gli altri affrontano gli avversari come se non esistessero, noi invece studiamo le rivali. Differenze? l livello dei campionati e l’organizzazione. In Germania gli stadi sono sempre pieni. Dal punto di vista tecnico, la crescita è stata notevole. La Bundesliga è un mix tra Premier e Liga, con la particolarità che c’è uno squadrone avanti a tutti come il Bayern, abile ogni anno a indebolire la concorrenza prelevando i giocatori migliori”.

La Juventus attuale ricorda la sua? Capello ha qualcosa da puntualizzare: La Juventus ha sempre saputo muoversi bene sul mercato. Non è una realtà solo di oggi. Allegri ha paragonato la sua squadra alla mia? Mi permetto di replicare che la mia Juve offriva un buon calcio e faceva i conti con una concorrenza importante. La Juve attuale non ha avversari. Il Napoli si è perso, tra le cessione di Higuain e l’infortunio di Milik. L’Inter è al terzo allenatore in tre mesi. L’unica rivale possibile mi pare la Roma”. Sul derby di Milano: “Locatelli? Sì, mi somiglia, in questo ragazzo mi rivedo. Anche io avevo i tempi giusti per gli inserimenti e il senso del gol. Un altro calciatore che mi ricorda com’ero è De Rossi. Inter? Le difficoltà nascono dalla gestione della squadra. La Juventus aveva una struttura molto chiara. C’era una proprietà ben identificata come la famiglia Agnelli e poi due dirigenti capaci come Giraudo e Moggi. Le capacità sono il requisito fondamentale per la buona conduzione di un club”.

Redazione

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