Movimento a tagliare alle spalle della difesa, puntuale come un orologio svizzero. Semplice quanto imprevedibile. Tutti lo sapevano ma nessuno riusciva a fermarlo. Efficacia e rapidità di pensiero. Dopo l’addio al calcio italiano, la carriera di José María Callejón sembrava essere giunta al capolinea.
Il ritorno in Spagna, però, ha rappresentato per lui una seconda vita calcistica. Granada, ora, è il suo presente. Una neopromossa con la voglia di stupire e per farlo, non può che affidarsi all’esperienza dell’esterno spagnolo.
“Quando un forestiero viene a Napoli piange due volte: quando arriva e quando parte”. Paradossalmente quello che è accaduto a Callejón. Sette anni di emozioni pure, che solo una città come Napoli può regalare. 82 gol e 79 assist che valgono più del mero valore statistico. Un legame con una tifoseria che facilmente perdona ma soprattutto non dimentica.
Arrivato dal Real Madrid per colmare il vuoto lasciato da Edison Cavani – direzione Psg – in poco tempo ha riempito il cuore di migliaia di partenopei. Come tutte le storie d’amore, anche le migliori finiscono e Callejon si trasferisce nella città dell’amore del dolce stil novo, a Firenze.
Due stagioni vissute tra alti e bassi. Come Dante nella selva oscura, Callejon smarrisce la retta via. Che ne sarà della sua carriera? Ecco, però, una telefonata: il prefisso è +34. È una squadra spagnola. Callejon non ci pensa due volte, dopo quasi dieci anni è il momento di tornare a casa. Per ritrovare le vecchie abitudini e soprattutto sé stesso.
Arrivato nel 2022 in punta di piedi, Callejon è stato uno degli artefici della promozione in Liga del Granada. Con l’umiltà di ripartire da un campionato cadetto e la volontà di ritornare dove gli compete. Lo spagnolo, nelle prime quattro partite della nuova stagione, è sempre partito titolare e, nel penultimo turno contro il Mallorca – che è coinciso con la prima vittoria in campionato – ha fornito l’assist del momentaneo 1-0.
Nel mondo del calcio, a 36 anni, non è mai semplice mettersi in discussione. Ordinato in campo e fuori. Maniche lunghe e capello ingellato. Tra inserimenti, incursioni sulla fascia e una salvezza da conquistare. Callejon è l’interprete di un ruolo, di un calcio che, forse, non esiste più.
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