Izzo, difensore del Monza (IMAGO)
La retrocessione, il cambio della proprietà e la forza di ripartire da sé stessi. I brianzoli hanno tenuto i big e puntano a un campionato da protagonisti
Quando ci si trova costretti ad affrontare dei forti cambiamenti è facile farsi travolgere dalle incognite e dalle incertezze che questi portano con sé. Più difficile, invece, riuscire a tracciare una strada da perseguire, dare continuità al proprio percorso e avere la forza di resistere ai fattori esterni. Il Monza è stato in grado di intraprendere la seconda via.
Prima la retrocessione, poi l’ufficialità del cambio di proprietà da Fininvest a Beckett Layne Ventures (che vedrà il passaggio di consegne definitivo a settembre). Non è stata un’estate semplice in casa brianzola. Situazioni che hanno segnato un prima e un dopo, la fine di una pagina della propria storia, aprendone una nuova. E in questa prospettiva di novità, il club ha scelto di ripartire rimanendo, però, nel solco della continuità.
Come? Partendo dal mercato. E il mercato, soprattutto in questi casi, non lo si fa solo comprando nuovi giocatori, ma riuscendo a tenere con sé coloro su cui il progetto passato era stato costruito. Rifondare e farlo ricominciando dalle basi che ti avevano tenuto in piedi. Resistere alle proposte arrivate dalla Serie A e da squadre interessate ai tuoi talenti.
E così i big sono rimasti. Capitan Pessina, simbolo e immagine della squadra e della città, non si è mosso, nonostante il tentativo della Roma nelle ultime ore di mercato. Sono rimasti Colpani e Andrea Carboni, che sembravano destinati a dire addio. Ci saranno ancora Dany Mota e Caprari a dare fantasia e gol all’attacco brianzolo. E la difesa sarà guidata da Izzo, anima e carattere del gruppo, che intanto sta trattando il rinnovo.
Al tempo stesso è stato necessario inserire qualità ed esperienza nella rosa biancorossa: ecco che sono arrivati giocatori che sono un lusso per la categoria, da Obiang a Paulo Azzi, passando per Agustìn Alvarez, Thiam e Delli Carri. Nessuna rivoluzione, perché la dirigenza, a partire dal DS Burdisso, è convinta che la squadra disponga già dei valori tecnici e umani per puntare all’immediata risalita in Serie A, ma solo investimenti mirati che hanno ulteriormente alzato il livello di competitività della rosa.
A cura di Nicolò Franceschin e Andrea Monforte.
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