Conquistare Manchester in nove mesi. Il segreto? Chiedere a Bruno Fernandes, che in meno di un anno ha fatto innamorare la sponda “Red” della città inglese. Sono i numeri a parlare per lui: 21 gol e 13 assist in 35 presenze. Il portoghese ha partecipato attivamente alla realizzazione di 34 gol, praticamente uno a partita. Sedici volte in più rispetto a ogni suo compagno di squadra nello stesso periodo di tempo preso in considerazione. E ormai Solskjær non lo toglie più dal campo.
Ieri sera in Champions contro il Başakşehir gli sono bastati diciannove minuti per segnare due gol e mettere in ghiaccio la partita. Il primo con un destro di collo esterno sotto la traversa, il secondo di sinistro sfruttando un errore del portiere avversario. Sono rispettivamente il 20esimo e 21esimo gol di Bruno Fernandes con la maglia del Manchester United, che forse saranno decisivi per la qualificazione agli ottavi di Champions (il girone dice Red Devils primi a quota 9, davanti a Psg e Lipsia a 6).
La consapevolezza di essere diventato grande, la fame di chi vuole crescere ancor di più. Caratteristiche che forse gli sono mancate nella sua parentesi italiana: Novara, Udinese e Sampdoria hanno toccato con mano più volte il suo talento che ha sempre peccato di continuità. Belle giocate alternate a momenti anonimi, con 20 gol e 18 assist in 153 partite. Ancora troppo poco per un giocatore con le sue qualità.
Nel 2017 la svolta: lo Sporting Lisbona vuole riportarlo in Portogallo, Bruno ci pensa e alla fine accetta dopo un anno in chiaroscuro alla Samp. Il ritorno a casa gli restituisce certezze e il rendimento cambia. Stesse qualità, consapevolezze diverse. Jorge Jesus gli affida le chiavi della squadra, Fernando Santos lo convoca in Nazionale. Il risultato è incredibile, i numeri parlano ancora una volta da sé: 63 gol e 52 assist in 137 presenze.
Lo scorso febbraio il centrocampista volta ancora una volta pagina, questa volta con la Premier League sullo sfondo: Solskjær lo vuole al Manchester United, il tutto grazie a Cristiano Ronaldo. “Abbiamo diversi scout, ma volevo capire da altri giocatori com’era il ragazzo – dichiarò l’allenatore norvegese. Ho iniziato a cercare i suoi compagni di squadra e di Nazionale e grazie ad Evra ho contattato Ronaldo che mi ha raccomandato di prenderlo”.
E alla fine prenderlo è stata una decisione azzeccata: “Bruno ha un’immaginazione calcistica che gli permette di pensare e muoversi con un paio di secondi di anticipo rispetto agli avversari”, disse Solskjær dopo averlo visto all’opera con la sua squadra.
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