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Bruno Alves, tornare e colpire: Capitano di parabole dal destino segnato

Sistema il pallone con cura e il pensiero, inevitabilmente, non può che tornare a un capolavoro nemmeno troppo lontano nel tempo. La mattonella è (quasi) la stessa di   5 mesi fa, con il Parma sempre sotto nel punteggio (contro il Chievo): il destro pronto a colpire su calcio piazzato, a centimetri dal palo, quello di Bruno Alves.

Chiamatelo sentenza, decisivo al rientro dall’infortunio: parabola perfetta e precisa, “Tardini” che esplode. Perché dopo il capolavoro del 9 dicembre scorso, Bruno l’ha rifatto ancora: più bello, più importante, più pesante. E a modo suo: il 9º gol su 33 in carriera da calcio di punizione, arma ormai consolidata, per fermare il Milan dell’obiettivo Champions.

Roba da…nessuno come lui: difensore più prolifico (2 gol), per quanto concerne i gol su calcio di punizione diretto, nei top 5 campionati europei in corso. E conoscendone il carattere, la voglia e l’obiettivo è quello di riuscire a fare anche meglio: questione di mentalità perfezionistica, con un esempio perfetto a portata di mano (tra campo e alimentazione) come Cristiano Ronaldo e voglia di arrivare a fine carriera al 100%. Non dimostrando mai, carta d’identità perennemente nascosta, 36 anni d’esperienza e tecnica in ogni reparto difensivo guidato.

 

Leader indiscusso e “crociato” ormai acquisito, tutto passeggiate in città e famiglia: un rapido dialogo con il connazionale e grande ex Couto, con la proposta del Parma in mano, per poter dire subito “sì” ad una nuova avventura; il rinnovo di contratto a gennaio, allontanando corti prestigiose come quelle di Inter e Juventus, per restare cuore pulsante di una squadra ritrovata. Bruno Alves è così: uno che guarda sempre avanti, ponendo la forza di volontà davanti a ogni cosa, e che ama farsi guardare quando è in scena. Dal riscaldamento pre partita, come mostrato anche sui social, alla capacità di essere decisivo nei 90’: provare per credere e… vedere. Prestando attenzione quando, su una punizione dal limite, il pallone diventa suo: capitano di un destino che, su quel calcio piazzato, vede il pallone finire (ancora) in rete.

Simone Nobilini

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