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Il segreto di Walter

Guardando solo il risultato, il tifoso potrebbe esultare; l’osservatore dire: “Ok, crisi superata”; l’allenatore no: “Testa bassa, c’è ancora tanta strada da fare”. Brescia-Torino, fronte granata, si compone di episodi. Di momenti, di simboli, di abbracci. La squadra di Mazzarri vince 4-0: i giocatori corrono dal loro allenatore. A fine partita (sentire Ansaldi, per credere) dicono: “Abbiamo vinto per lui”. E lui? Ringrazia, ma non si esalta troppo. Anzi, al 26’ del primo tempo, dopo il secondo gol (su rigore) di Belotti, è eloquente: alza le mani a indicare due zeri. 0 a 0, come se non fosse successo nulla.

Brescia-Torino è, per il Toro, la partita della rivalsa sotto tanti aspetti. Verrebbe a dire di Mazzarri, ma sarebbe riduttivo. Perché lo è di un gruppo intero che non accettava una caduta di prestazioni e risultati che non sentiva minimamente suo. Ci voleva tempo, pazienza, lavoro. Quello che proprio Walter ha voluto portare avanti al Filadelfia, giorno dopo giorno.

Ci vorrebbe quasi una lente di ingrandimento per vedere il campo di allenamento. Lì, nel suo stanzino, Mazzarri chiamava a colloquio tutti. Non per rimproverare, ma per suggerire cambiamenti nelle mosse dei giocatori: si tratta di loro azioni di partita, viste e riviste più volte, nel dettaglio. Un modo per non umiliare chi sbagliava o esaltare troppo chi faceva giusto: un modo per proteggere un gruppo che doveva ritrovare fiducia.Un lavoro psicologico, prima ancora che tattico. Ma le soluzioni di gioco erano al centro dei discorsi, lo sono sempre state.

Minuto 75’: Laxalt, entrato da poco, da sinistra entra in area. Alza la testa molto rapidamente. Potrebbe tentare un tiro ma sa che, passandola, avrebbe trovato Berenguer. Una situazione di gioco provata e riprovata più volte. Consigliata, appunto. Lo spagnolo, altro cambio, non sbaglia. Non giocava da sei partite, realizza addirittura la sua prima doppietta in carriera. È anche lui il piccolo simbolo di una rivincita che non può fermarsi contro un Brescia smarrito, alla ricerca di se stesso. Con calma, Mazzarri continuerà. Tornerà subito in quello stanzino, si accenderà ogni tanto una sigaretta, riguarderà tutte le mattine la partita e tornerà a dare consigli. A uno a uno, come sempre. L’asticella, l’anno scorso, si era alzata così. La ricetta per ritrovarsi non è poi così diversa.

Valentino Della Casa

Sportivo più da pc che da campo. Amo raccontare il calcio, dividendomi tra Torino e Milano. Ma amo anche la mia seconda casa: il mondo della scuola. Mi piacciono i casi unici, gli appostamenti, le notizie dell'ultimo secondo. Pubblicista dal 2011.

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