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Bordon sugli infortuni: “Alimentazione, riposo e propriocettiva: ecco come evitarli”

Zapata l’ultimo della lista, prima Rodri, Bremer e il terribile infortunio di Carvajal. Nel mondo del calcio l’infortunio al legamento crociato è un brutto colpo da digerire. Sarà colpa delle tante partite o di una preparazione non adatta al ritmo elevato del calcio moderno? Lo abbiamo chiesto a Claudio Bordon, preparatore atletico dell’Inter vincitore della Coppa UEFA 1993/94, oltre che di Udinese, Parma e Palermo.

Il calcio è cambiato: tanti impegni e un’intensità elevata

Claudio Bordon spiega che molto dipende dal cambiamento calcistico degli utlimi anni: “Il calcio è cambiato, dal punto di vista dell’intensità e degli impegni. Oltre a questo, il gioco è fatto di pressione e alta intensità e i 5 cambi hanno fatto alzare quest’ultima. Credo che alla base non ci sia nemmeno il tempo di fare un lavoro di prevenzione mirato. Voli intercontinentali, con partite ogni 3 giorni: il giocatore vive un continuo periodo di stress”.

L’alimentazione è fondamentale: I giocatori così tanto giovani non hanno questa cultura approfondita dell’alimentazione e del riposo, che è fondamentale. Ora molte società hanno le loro strutture, che sono a disposizione per quanto riguarda i pasti. Gli allenatori hanno alzato l’intensità anche in allenamento, e proprio per questo la prevenzione e il risposo devono essere un punto chiave”.

In Italia abbiamo il massimo esperto di propriocettiva: “È una disciplina molto sottovalutata, che allena l’equilibrio e la stabilità del sistema nei confronti dell’appoggio sul terreno. Qui abbiamo il guru Mondiale, Dario Riva, che ha inventato un sistema che allena questo aspetto. Viene utilizzato anche nella NBA. Credo che bisognerebbe puntare di più su questo tipo di approccio”.

Il recupero da questo infortunio ha molti aspetti: “Oggi dal punto di vista clinico viene seguito in maniera pressoché perfetta. La tecnologia ha fatto passi da gigante e non c’è più la possibilità di errori da questo punto di vista”

“Ci sono dei tempi fisiologici che vanno seguiti, durante il sesto e il settimo mese il giocatore è recuperato. Avrà una condizione fisica da migliorare, ma se l’infortunio non ha toccato il menisco o le cartilagini il giocatore può tornare praticamente come prima“. 

Nella sua carriera, Bordon ha spiegato come ha trattato infortuni del genere, come quello di Nicola Berti ai tempi dell’Inter: “Tutti i giocatori che ho seguito, quando hanno subito un infortunio del genere, diventano molto più forti mentalmente, perché devono affrontare un percorso lungo e difficile. I club sono molto più attrezzati e ora sono più all’altezza, abbiamo moltissimi preparatori bravi in Italia”

La soluzione? Credo che lavorare di più, nel senso di stare di più in campo, aiuterebbe molto a trovare la confidenza con il campo e l’intensità giusta. Nel basket e nel football americano fanno due allenamenti al giorno, dove il lavoro viene dilazionato per permettere di trovare una condizione fisica adatta. Credo che questo si possa applicare anche al calcio, che sta lentamente alzando sempre di più l’intensità e potrebbe permettere lavori di questo tipo”.

Mattia Picchialepri

Cresciuto sotto la Mole con la diatriba tra granata e bianconero, innamorato del calcio grazie al mancino di Arjen Robben. Con il tempo mi sono appassionato anche ai motori e, soprattutto, alla palla a spicchi. Amo raccontare le storie dietro ai protagonisti dello sport.

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