Categories: Interviste e Storie

Bon dia, Catalunya!

Se non ci lasciano sognare, noi non li facciamo dormire. A Barcellona negli ultimi giorni è andata più o meno così: la Cacerolada ( concerto di pentole e cucchiai) infatti, è stata l’arma in più della gente catalana per protestare contro lo stato spagnolo che cerca di minacciare l’integrità del referendum. Ebbene, dopo tanti tentativi e per la prima volta, la Cacerolada impazzisce di felicità, tra chi è in piazza e chi sul balcone. Circa il 90% dei catalani ha votato sì all’indipendenza, dopo una giornata tanto strana quanto forte. Per certi versi bellissima, per altri molto triste. Dalle cinque del mattino la gente si è riversata nei seggi elettorali, con la speranza di non far i conti con la polizia. quasi 900 feriti è il bottino triste della settimana della “democracia”. Un vero e proprio mistero, che fa il paio con quanto successo al Camp Nou: Lo sanno bene le 75mila persone col biglietto che non hanno potuto assistere a Barça-Las Palmas del pomeriggio. Nessuna cacerolada sarebbe bastata per fare aprire le porte dello stadio, che, così silenzioso, fai anche fatica a riconoscere. E’ facilmente riconoscibile, invece, lo stemma della bandiera spagnola che compare sulla maglia del Las Palmas: Un primo sintomo della giornata che si sta ammalando anche al Camp Nou. Il Barça questa partita non vuole giocarla e fa di tutto per non giocarla. La Liga, d’altro canto, vuole che il Barça la giochi e minaccia sei punti di sanzione ai blaugrana. Comincia un braccio di ferro tra le istituzioni, facendo saltare pure il pranzo di rito ai due club. Si tratta di un antipasto sgradevole in una giornata in cui è già difficile digerire altre cose ben più gravi. E’ più o meno l’ora di pranzo del fuso spagnolo, ma le escaleras del Camp Nou sono già piene. Molta gente nemmeno immagina quello che sta per accadere. Se juega o no se juega? Chi lo sa. Nessuno sa se alla fine questa partita sarà disputata. Le formazioni arrivano, entrano prima i portieri. Poi tutti gli altri, Barça-Las Palmasi si gioca, ma a porte chiuse.

Al peggio non c’è mai fine. Slogan perfetto per chi sperava almeno di vederla più in la. E invece nada, Barça-Las Palmas non si gioca e fuori dallo stadio partono altre file per chiedere subito un rimborso. La partita comincia, ma il Barça in campo è diverso. Dalla tribuna stampa si sente soltanto el jefecito Mascherano e il solito coro contro il presidente Bartomeu. Il secondo tempo è un’altra storia. Il Barcellona si scioglie e passa – stranamente – su calcio d’angolo. E’ Sergi Busquets, un catalano e barcelonista vero a far gol. Poi si scatena Messi che ne mette due e vola a 11 reti in Liga. Mai aveva fatto così bene nelle prime 7 giornata. Una vera e propria nuova giovinezza, per lui ma anche per il Barça che mette la settima in altrettante partite e fa sorridere Valverde. Vorrebbe sorridere ma non ci riesce Gerard Piqué. In zona mista passa solo lui ma regala titoli come si fosse in quattro. Comincia a piangere, si dichiara orgoglioso della sua gente e poi va via. Tra gli applausi dei giornalisti presenti. Esce a testa alta, come tutta la Catalogna. Molto difficile capire cosa succederà adesso, ma intanto stanotte. Non si dorme, si sogna. Tra il Camp Nou e Plaça Catalunya…

Redazione

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