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Thiago Motta e Bologna, Capitale (umano) per l’Europa

Un appagante senso di piacere. Una visione così penetrante da avvicinare immaginazione e fantasia alla realtà. Se il Bologna di Thiago Motta fosse un quadro di Picasso, il pittore spagnolo descriverebbe così il suo incanto. Sia per la bellezza di un gesto tecnico, sia per l’esultanza per una vittoria cercata, costruita e trovata in grande stile come all’Olimpico. O, più semplicemente, per l’armonia dell’opera nel suo complesso. “Ogni singolo mette a disposizione il massimo per il gruppo”afferma l’allenatore rossoblù al termine della partita con la Roma . Il segreto sta nel conciliarli, organizzali e collocarli nel posto giusto. Il dettaglio diventa protagonista. Thiago Motta e il Bologna: la costruzione del bello.

Armonia di gruppo ed entusiasmo: è un Bologna bello

Ha una forma o un aspetto piacevole, perfetto e armonioso. Suscita sentimenti di ammirazione, di piacere e perfezione”. La bellezza secondo il dizionario della lingua portoghese Houassis. Se gli idiomi sono identità il Bologna di Thiago Motta è una conferma. La squadra vince travolgendo lo spettatore. Cambi di fronte, ripartenze, passaggi precisi e nessuna presunzione. Pochi rischi, tanta concentrazione, pressante asfissiante, semplicità e calma. Lo specchio della concezione dell’allenatore. Perché il bello è l’insieme di elementi e pensieri che piacciono a chi li sperimenta.

 

Elementi che trovano la loro immagine in un gruppo di calciatori che “si divertono a giocare insieme ”. Possono essere mischiati, sostituiti e rimpiazzati senza una gerarchia. El Azzouzi al fianco di Freuler per sostituire il capitano Ferguson? Il marocchino non gioca da due mesi, ma segnerà un gol in acrobazia che descriverlo sarebbe quasi superfluo: “Non so a cosa ho pensato, ma l’ho colpita bene”. Perché in fondo il bello a volte non richiede spiegazioni.

Razionalità e follia: idee

Il bello è l’utile”. Praticità e funzionalità dettate dalla necessità e dall’urgenza: la meticolosità dell’artista. Razionalità e follia. Thiago e Calafiori.  Lui, terzino sinistro da Trigoria alla Svizzera; un po’ centrale, un po ‘mediano, all’occorrenza anche ala in Emilia. Il classe 2002 è, forse, l’emblema del capolavoro griffato Motta. A Bologna Calafiori rispolvera il ruolo del “libero”, uscite palla al piede, sovrapposizioni, assist e conclusioni. Artista è anche chi azzarda consapevole. Succede, in parte, già con Inter, Napoli, Atalanta e Salernitana, ma contro la Roma il capitale umano a disposizione del Bologna si manifesta come unico vincitore. Freuler: il degno sostituto di un Ferguson imprescindibile. La calma e la responsabilità di uno Skorupski da 12 clean sheet stagionali sullo sfondo a sorreggere un solido e coerente reparto difensivo in cui spiccano Beukema e Lucumì in primo piano.

 

Un’altra pennellata, un altro segno indelebile di padronanza dello strumento: i cambi. Il coraggio di privarsi di figure essenziali come Cala per regalare il doveroso riconoscimento anche a un De Silvestri che di rossoblù colora una carriera da leader. E poi l’orgoglio di rivendicare le proprie (giuste) scelte. Fabbian rileva un pregiato El Azzouzi che nella città Eterna torva la sua “Medina”: due gol e un assist per Zirkzee per lui all’Olimpico, prima contro la Lazio, poi quello che apre le marcature con la squadra di De Rossi. Dalla Capitale all’Europa è la Bologna di Motta.

 

Sulle “ali” d’Europa

Bello: un obiettivo tacito dall’artista, ma carpito dall’osservatore. Thiago Motta , Bologna e una Champions League sempre più in risalto. Ogni sforzo, ogni tentativo, ogni rischio è finalizzato e plasmato in ottica vincente. Zirkzee l’opera maxima. La bellezza dell’armonia dei movimenti. Il singolo di puro talento che dona vigore al collettivo. Sposta gli equilibri, attacca, difende, inventa, segna e fa segnare: arte. Orsolini, Saelemaekers, Ndoye e quel tocco di estro che trasforma il mediano Urbanski in esterno aggiunto nell’arco della stagione. La fantasia imperante sulle fasce del Bologna.  Rimasto in panchina nel match romano, l’italiano è a quota 10 gol. L’Europa rossoblù dell’ex Ascoli non è mai stata così vicina all’azzurro. Una pennellata a decorazione di una prestazione eccellente per il belga contro la Roma come testimonianza di serenità e titolarità ritrovate: “siamo una famiglia in cui tutti sono essenziali”. Un abbraccio di gruppo avvolto nei sorrisi e la numero 19 del capitano issata a vessillo del sentimento. Ritratti di un Bologna che vola verso la Champions League certificato nell’inno del Dall’Ara. Bologna e Thiago Motta: un (C)apitale umano di bellezza per l’Europa.

Alvise Gualtieri

Nasco all’ombra delle Torri in un giorno che ricordo solo io e nell'anno del rigore di Pasadena. Baggio? Il calcio. Cresco nella “Terra Solatia” con la Laguna come sfondo. Mi svincolo tra codici giuridici e penna. Tra atti e storie so sempre cosa scegliere. La scrittura, forse, un dono del destino scoperto prima dagli altri grazie a un gol di tacco di Del Piero. Djokovic e VR46 le ragioni di una passione. B.B. King e David Gilmour: galeotta fu quella chitarra. Kurt Cobain il mito. La montagna nel cuore. Camminando, pensando e scrivendo. Ma non mi sento “Dante”. Basso profilo, costanza e affari miei. Filosofia vincente? Lo dirà il futuro.

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