Dalla Norvegia all’Italia, da Bodø a Milano. Per continuare a credere in un sogno, per essere testimoni e partecipi di un’impresa storica per il proprio popolo e la propria squadra.
È il viaggio che ha visto protagonisti tanti tifosi del Bodø/Glimt verso quella che si è rivelata essere una notte di prime volte uniche e consapevolezze conquistate. Tra questi c’era anche Espen Munkvik: “Sono ancora emozionato ed elettrizzato. È stato un momento indimenticabile”. Una pagina di storia era stata scritta. E a esserne consapevoli non erano solo i norvegesi accorsi a San Siro: “Un intero gruppo di tifosi italiani voleva delle foto con noi solo perché trovavano incredibile che una squadra di una piccola città artica potesse eliminare l’Inter. Ci hanno detto da quel momento il Bodo sarebbe stata ‘la loro seconda squadra del cuore’”.
Lunedì l’inizio del viaggio: “Sono arrivato a Milano il giorno prima della partita, insieme a un gruppo di altri tifosi del Glimt. Il viaggio è stato un misto di eccitazione, nervosismo e incredulità per il fatto che il nostro club avrebbe giocato una partita così storica a San Siro”. Il Meazza visto per la prima volta: “Maestoso. Per un tifoso di calcio norvegese, è uno di quegli stadi che si vedono solo in tv. Entrarci, sentire i nostri tifosi cantare e vivere il tutto in prima persona è stato surreale”.
Poi l’inizio della partita: “Un ottovolante di emozioni”. Una la chiara sensazione: “Non eravamo intimoriti, eravamo pronti a giocarci un appuntamento con la storia”. E lo sanno anche i tifosi nerazzurri. “Ricordo bene una loro frase: ‘Speriamo che non ci mettiate in imbarazzo’”.
Passano i minuti, il Bodo resiste, i norvegesi sugli spalti non smettono di cantare. Il gol di Hauge aumenta l’entusiasmo. Al 90’ parte la festa. I giocatori si uniscono in un unico e sentito abbraccio con il loro popolo: “Penso sia stato travolgente. Sapevamo di essere in qualcosa di epico. È difficile da spiegare. Per un club della Norvegia settentrionale battere l’Inter a Milano e passare il turno… sembrava un sogno”. Nel loro sguardo la stessa domanda: “È successo davvero?”.
Era iniziato tutto una settimana prima in Norvegia. Espen era lì: “L’andata a Bodø ha avuto la sua magia. Il clima era freddo, ventoso, ma perfetto per il nostro calcio. Molti tifosi dell’Inter che hanno viaggiato sono rimasti scioccati dalle dimensioni ridotte dello stadio, ma dopo la partita ne hanno elogiato l’atmosfera”. “Sembra calcio di un altro mondo”, il commento di un tifoso nerazzurro.
Un 3-1 nato su un sintetico, oggetto di discussione: “È un manto che sicuramente permette una trasmissione della palla più veloce. Chi ci gioca regolarmente è abituato”.
L’amore di Espen per il Bodo parte da lontano: “Sono un sostenitore di Glimt fin dall’infanzia”. È ancora bambino quando i genitori lo portano per la prima volta allo stadio: “Rimasi impressionato dalla vicinanza al campo e, soprattutto, dalla passione dei nostri tifosi”.
Negli anni, Espen e il Bodø sono diventati grandi assieme: “È un club fondato sull’identità, sulla comunità e sullo sviluppo. È una squadra che è cresciuta attraverso la filosofia piuttosto che attraverso il denaro. I suoi punti di forza sono il lavoro di squadra, l’elevata intensità e la convinzione che chiunque possa migliorare attraverso il duro lavoro. Negli ultimi anni, Glimt ha trasformato il calcio norvegese con il suo stile offensivo, lo sviluppo giovanile e una forte leadership. Il club rappresenta la Norvegia settentrionale resiliente, laboriosa e senza paura”. Identità.
Una crescita razionale, graduale, voluta. Perché per poter porre in essere un cambiamento e costruire un progetto bisogna saper attendere. Il tempo e le idee come coordinate prospettiche di una visione: “Il calcio norvegese ha investito molto nell’allenamento, nello sviluppo giovanile e negli stili di gioco moderni. Molti club ora si concentrano sullo sviluppo dei giocatori invece di acquistarli”. La possibilità di credere in qualcosa come valore più bello: “I giovani giocatori qui crescono sapendo di poter raggiungere la vetta perché ora lo vedono accadere”. Perché succede, succede davvero.
E a Bodø il sogno continua: “Vogliamo continuare a dimostrare che un piccolo club dell’Artico può competere con i migliori d’Europa. E, naturalmente, raggiungere un quarto di finale di Champions League sarebbe incredibile”. Restando fedeli al proprio essere. Una squadra, una città, un popolo: “Non dimenticherò mai il legame dei nostri tifosi di Glimt durante questa stagione. Non importa quanto abbiamo dovuto viaggiare, perché eravamo semplicemente noi. Abbiamo creato un sentimento familiare. Abbiamo dimostrato che il calcio non è solo una questione di vittoria, ma anche di identità, orgoglio e comunità”. Essere Bodø/Glimt.
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