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Boateng: “Razzismo? Ho paura che tutto questo verrà dimenticato in fretta”

Sei anni fa uscì dal campo di sua spontanea volontà nel bel mezzo dell’amichevole tra Milan e Pro Patria. Troppi gli insulti razzisti che arrivavano dagli spalti per continuare a giocare. Un segnale forte quello lanciato da Boateng che scosse per diverso tempo l’opinione pubblica. Il fenomeno del razzismo però non è mai stato arginato, si è fatto avanti anche nella gara tra Inter e Napoli con Koulibaly preso di mira: “Le urla non sono mai state così numerose in una partita – Ha dichiarato Boateng a L’Equipe – E’ per questo che molte persone si sentono preoccupate, ne parlano, ne scrivono. Ma ho paura che tutto questo sarà già stato dimenticato la settimana prossima. Ci sarà il capodanno, si farò festa e la gente penserà a tutt’altro”.

San Siro chiuso per due turni più un turno di squalifica alla curva nerazzurra, questa la sanzione arrivata a seguito degli insulti razzisti. Una pena però troppo leggera per Boateng: “Non è sufficiente, è un segnale, ma non abbastanza forte. Non è la prima volta che succede, le pene devono essere più severe. Sono dispiaciuto per i giocatori dell’Inter che dovranno giocare senza tifosi, ma va lanciato un segnale forte. Se le curve vengono chiuse per tutta la stagione capiranno che non si scherza.

L’arbitro avrebbe dovuto interrompere il gioco? Sì, non dico che avrebbe dovuto necessariamente sospendere la gara, ma interromperla sì. L’arbitro non è stato in grado di comprendere la situazione. Se mi viene detto che non ha sentito nulla mi viene da ridere. Il sindaco di Milano Sala ha detto che la prossima volta lascerà lo stadio? La prossima volta, la prossima volta… è sempre il solito discorso, c’è sempre una volta di troppo. E’ arrivato il momento di dimostrare che siamo tutti uniti. La prossima volta? Questo vuol dire che dei bambini dovranno assistere ancora ad una cosa del genere”.

Germania, Inghilterra e Spagna. Tanti i paesi in cui ha giocato Boateng, ma su quello più colpito dalla piaga del razzismo ha pochi dubbi: “Penso sia l’Italia. Lì succede spesso. Il razzismo fuori dal campo? E’ nascosto. Io sono altro 1,90, non lo fanno davanti a me. Ma allo stadio è diverso, c’è l’effetto del gruppo. Ci sono molti ignoranti che seguono il movimento, ma devono comprendere come lo possa vivere Koulibaly”.

Redazione

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