Vede la palla entrare in rete, dove nessuno avrebbe mai potuto raggiungerla, e porta gli occhi di tutti sul suo gesto: “3”. Indicato con la mano, tra rabbia e adrenalina sfogata davanti alla telecamera, con la voglia di dire a tutti: “rieccomi”. Capolavoro.
Lucas Biglia is back, eccome. Storia di un ritorno perfetto da titolare, poco meno di 5 mesi dopo l’ultima volta, disegnando una parabola perfetta e indicando il numero perfetto: quello dei punti conquistati, quello del posto occupato in classifica; quello che, finalmente spiegato, riproduce il modo di esultare preferito del figlio più piccolo, Alessio, nelle partitelle in casa. Casualmente, o forse non troppo, nido di tre affetti che ne riempiono la quotidianità e che “non lo fanno mollare mai”.
Ha scelto il 21 in rossonero per omaggiare Pirlo, di cui ricopre il ruolo: per una sera, quando contava rafforzare le convinzioni di Champions, ne imita parzialmente anche la capacità di disegnare perle su calcio piazzato. 12 delle 15 reti in A realizzate su sviluppi di palla inattiva, con la 3º (tanto per cambiare) punizione diretta mandata a segno: il ritorno al gol dopo più di un anno, sempre in trasferta, tornando ad una vecchia abitudine. Ritrovare Biglia, per il Milan, oggi sa di manna dal cielo: unica, vera alternativa ad un trio di centrocampo costantemente riproposto ogni domenica; esperienza e qualità davanti alla difesa, tra filtro e palloni smistati, nel rush finale rossonero verso l’obiettivo Champions.
Per molti eccessivamente fragile a livello fisico: per la conoscenza di troppe poche persone, forse, una roccia a livello caratteriale. Dopo il superamento della crisi depressiva per la morte del padre, nel 2014, Lucas ha saputo cambiare volto: leader emotivo, insieme a Reina, di uno spogliatoio mai così unito; professionista esemplare, che “odia star lontano dal campo”, costantemente pronto a svolgere lavoro extra o “corricchiare tutto storto” (vecchia parola di Gattuso) per tornare il più rapidamente possibile.
E la (parziale) dimostrazione di tutto ciò è arrivata a Verona, terra più volte fatale per il suo Milan: una parabola stupenda per chiudere il cerchio di un lungo periodo complesso, dritta all’incrocio di sofferenze e difficoltà, tornando a sentire i tifosi acclamare il suo nome. Qualcosa che non accadeva dai tempi del suo arrivo a Milano, in mezzo alla folla di un aeroporto di Linate: in sostanza, una vita fa. Quella che ora, per Biglia, è tornata finalmente più dolce, ritrovando campo e gol: storia perfetta da 3 punti e 3º posto di chi, grazie ai suoi 3 motori familiari, è tornato più forte (e preciso) di prima.
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