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Berti: “Derby? Erano molto più cattivi un tempo: con Maldini non ci parlammo per due anni”

Nicola Berti fa 50 e alla vigilia del Derby di Milano chiede un regalo ai nerazzurri. Dieci anni con l’Inter, due Coppe Uefa, uno scudetto, una Supercoppa Italiana e un gol incredibile contro il Bayern che lo ha consacrato nel grande calcio. Berti si è raccontato nel corso di un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport:

“Cinquanta? Bella età, peccato che siano volati. Ma non mi sono fatto mancare nulla. Domani sarà al Meazza? Chi può dirlo, giocando alle 12.30 poi… Questa sera festeggio il compleanno. Scherzo, ci sarò. Sarò vicino alla squadra. L’Inter deve e può vincere. Magari è un bene ritrovarsi alle spalle del Milan oggi. Dopo essersi scaricati mentalmente contro Samp e Crotone, questa partita darà slancio ed entusiasmo. Pioli sta lavorando bene, è sbagliato giudicare il suo operato in un mese. Ora l’obiettivo minimo è l’Europa League. Per me il nerazzurro è tutto e ci sono rimasto male nel guardare la partita di Crotone. Dimentichiamola. Il derby è la gara ideale per dimostrare di meritare la maglia nerazzurra.

Derby che cambia: “Quando giocavo erano molto più divertenti, agonisticamente cattive. Con Paolo Maldini siamo rimasti due anni senza parlarci. Se uno entrava in un locale di Milano, l’altro evitava quel posto. In campo si litigava, ma senza esasperazione. La Nazionale ci faceva riappacificare. Ora invece sembrano tutti amici“. Zhang Jindong? “Non l’ho ancora conosciuto, a differenza del figlio Steven. La famiglia Zhang ha portato entusiasmo, speranza e sorriso attorno a questa Inter. Siamo in rampa di lancio, si percepisce. Thohir? Ricordo io e lui al Bernabeu con Florentino Perez per Inter Forever. Alla fine del pranzo fumiamo un sigaro io e il presidente del Real. Parliamo sul divano, mi richiamò all’ordine Thohir.

Ricordo di Moratti e Pellegrini: “Ho segnato il primo gol della sua gestione, 19 febbraio 1995, contro il Brescia. Vincemmo 1­0. Si complimentò, mi chiese se dopo quella rete avessi bisogno di una settimana di ferie. Pellegrini? Oltre ai successi, all’Inter dei record, ricordo che mi mandò in punizione a San Pellegrino Terme qualche giorno. Diceva che ero stanco, che avevo bisogno di allontanarmi dalla città che era pericolosa. Mai stato stanco….

Sul periodo al Tottenham: “II tifosi mi chiamavano il magnifico. Nei primi 6 mesi ci siamo salvati anche grazie ai miei gol. L’anno dopo cambia allenatore e mi ritrovo da titolare a fuori rosa. Beh, mi feci 6 mesi di vacanza a Londra stipendiato dagli Spurs“. Berti ha vissuto anche ai Caribi: “Dopo aver giocato in Australia decido di partire per St­Barth. Dovevo restarci qualche mese per ristrutturare casa. Ci ho vissuto 5 anni. Nebbia? A proposito di nebbia. Vi ricordate tutti della mia cavalcata a Monaco di Baviera contro il Bayern.

Non fu l’unica: “No, a 17 anni ne feci una più lunga. Parma­Bari, segno il gol del 3­0. Parto dalla mia area, scambio con un compagno, vado fino in fondo e segno. L’arbitro Pezzella fischia la fine scordandosi di recuperare 4 minuti persi a inizio ripresa per nebbia. Bolchi, allenatore del Bari, glielo segnala, ma quando torniamo in campo la visibilità è nulla. Gara rinviata e cavalcata vanificata“. In chiusura d’intervista Berti individua il suo erede: “Gagliardini, abbiamo caratteristiche fisiche simili, si inserisce negli spazi. Lui è più tecnico del sottoscritto. E’ elegante da vedere, è stato un grande acquisto e non a caso senza di lui siamo andati calando“.

Redazione

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