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Domenico Berardi torna in campo. A sette mesi e due giorni dall’infortunio, il Sassuolo ritrova la sua stella

Era il 3 marzo quando Berardi si lesionò il tendine d’Achille. Da quel Verona-Sassuolo a oggi, a Sassuolo-Cittadella. La categoria è cambiata: non più Serie A ma Serie B. Nel mezzo una retrocessione causata anche dalla sua assenza prolungata.

Ma oggi quello è il passato. Berardi è entrato in campo al 73′ minuto, sul 5-1 dei neroverdi. Fabio Grosso l’ha schierato in sostituzione di Laurienté. Immediato l’applauso e la standing ovation del pubblico.

Verona-Sassuolo era stato un punto di non ritorno nella stagione degli emiliani. La prima di Ballardini, una sconfitta contro una diretta avversaria e il k.o. del giocatore più importante della storia del club. Berardi per colpa di quell’infortunio avrebbe saltato anche gli Europei in maglia azzurra.

Quella di oggi, invece, sa di ripartenza. Per un Berardi di nuovo decisivo (anche con l’assist del 6-1 per Thorstvedt), e per un Sassuolo che punta al ritorno immediato tra i grandi.

Sei gol, il tridente e Thorstvedt

6-1 contro il Cittadella, terzo posto confermato e il ritorno di Domenico Berardi: il Sassuolo esulta. Una vera e propria prova di forza per la squadra di Grosso che, dopo l’1-1 a fine primo tempo, ha dominato il secondo. L’ha fatto con il gioco, con l’intensità e con la qualità del suo reparto offensivo. Lo dimostrano i marcatori. Tutto il tridente è andato in gol: prima Mulattieri, poi Volpato e Laurienté, infine Pierini, entrato dopo. Nel mezzo la doppietta di Thorstvedt, uomo centrale negli equilibri di Grosso. In estate poteva lasciare, diverse le squadre in A interessate a lui. Alla fine è rimasto, e in campo trascina i compagni. Uomo a tutto campo, intelligenza, inserimenti e quantità. Ah, e due gol. E poi c’è lui, il numero 10. Dopo 7 mesi i neroverdi ha ritrovato la sua stella. Aperture illuminanti e un assist, Berardi è tornato. Un sorriso sul suo volto. Un sorriso sul volto di tutto il Sassuolo.

Nicolò Franceschin

Nato nel 1997 tra Milano, Como e Lecco. Laureato in Giurisprudenza, ma ai codici ho preferito una penna. Cresciuto con Maradona (il calcio), ma anche Ronaldinho e Sneijder. Il fascino del numero 10. Credo nella forza delle parole. Verità e narrazione. In giro in macchina per stadi, campi e strade alla ricerca di nuovi colori da scrivere, perché ognuno ha una sua sfumatura. Le note del telefono che si riempiono di storie, alcune il cui finale è ancora tutto da scrivere. Una di queste è la mia. Raccontare emozioni e dare voce a chi non ce l’ha.

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