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Bari, ecco Vivarini: “Il calcio è anche spettacolo, dobbiamo avere mentalità vincente”

Prima la prova del campo, con l'1-1 del mercoledì sera contro il Monopoli, poi quella davanti a microfoni e telecamere. Tutto in 48 ore: dopo l'arrivo in città, la direzione del primo allenamento e l'esordio in partite ufficiali, per Vincenzo Vivarini è stato tempo di presentarsi ufficialmente da allenatore del Bari, ha firmato un contratto biennale con il club pugliese, che l'ha scelto per rilevare l'esonerato Giovanni Cornacchini.  A introdurlo, l'amministratore unico della SSC Bari, Luigi De Laurentiis: “Volevo ringraziare Cornacchini con cui insieme abbiamo conquistato un campionato che non era facile – le parole di LDL – è stata la mia prima esperienza quanto a esoneri di un allenatore, fa un certo effetto. Inizi un’avventura con una persona e improvvisamente la continui con un’altra. Ci siamo lasciati con stima e affetto”.

Prima di avviare il cammino con Vivarini: “È stata una scelta tecnica e precisa ma abbiamo preso in considerazione anche l’aspetto umano che nello spogliatoio è fondamentale – il commento di De Laurentiis jr – le difficoltà fanno crescere, ma non sono deluso. Mi auguro di uscire da questo guado e di trovare un percorso positivo”.

Da cercare con idee ben chiare, esibite dall’ex allenatore di Empoli, Ascoli e Teramo: “Migliorare sotto l’aspetto della gestione della palla e trovare una precisa identità di gioco”.  Poche chiacchiere, testa bassa e risultati: quelli che oggi vedono il Bari a metà classifica nel girone C di serie C, con 8 punti ottenuti sui 18 a disposizione. “Siamo in tanti, dobbiamo lavorare in sinergia – è la richiesta di Vivarini, che una C l'ha vinta a Teramo nel 2015 prima che la giustizia sportiva cancellasse quella gioia – la prima cosa da fare è conoscere e prender in mano la situazione. Dobbiamo valutare i giocatori. La maggior parte li conoscevo, devo prendere atto dei valori ma anche delle difficoltà”. Quelle superate in panchina negli anni di Latina (ultimo posto, ma con un club sull'orlo del fallimento), Empoli (esonerato da quinto in classifica) e Ascoli (portato alla salvezza con buon anticipo).

Tappa, quest'ultima, accettata nell'estate in cui Sarri lo avrebbe voluto come collaboratore tecnico al Chelsea. “Ho fatto tanta gavetta e tanto lavoro. In questi ultimi 4 anni mi è stato tolto tanto. Lo stesso programma che ha il Bari l’ho io, abbiamo gli stessi obiettivi. Per me non poteva esserci piazza migliore”. Con qualche volto noto ritrovato: come Mirco Antenucci, incrociato nelle giovanili a Giulianova (“Ha bisogno di un compagno di reparto che gli apra gli spazi e che dialoghi con lui”, passando per Kupisz e Perrotta, allenati rispettivamente tra Ascoli e Teramo.

La partita con il Monopoli, per tempi di preparazione, è un test che non può essere indicativo: “Tutto  dipende dalla disponibilità e dall'apprendimento di squadra e ambiente – spiega Vivarini – contro il Monopoli ho visto un buon primo tempo, poi la squadra ha lavorato poco di reparto dopo il gol del pareggio”. La prima traccia del suo Bari, forse, si potrà vedere sabato contro il Picerno: “Ora occorre un’analisi molto attenta. Dobbiamo essere bravi ad avere una logica in questa analisi per sfruttare al massimo le caratteristiche individuale dei giocatori che abbiamo a disposizione. Come playmaker vedo bene Schiavone o Bianco. La squadra non è contenta di quello che sta facendo in campo. Devono essere svegli per trovare tutte le possibili soluzioni”.

L'atteggiamento, però, avrà assoluta precedenza sui numeri: “Io ho in mente  dei concetti ben definiti da cui non prescindo, ma il modulo lo fanno le caratteristiche dei giocatori.  Dobbiamo avere capacità anche di fare spettacolo e il calcio è spettacolo. E lo spettacolo lo fai con il possesso palla. La mentalità è la cosa più importante, deve essere vincente. Bisogna dominare. Nello sport vince chi è più forte”. Manifesti virtualmente dispensati nello spogliatoio. Il nuovo Bari riparte da questi pilastri. Consapevole di poter e dover andare di corsa. 

 

Luca Guerra

Nato un anno prima della caduta del Muro di Berlino, mi piace rompere gli schemi dell'informazione. Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista pubblicista, scrivo quando e in ogni modo possibile: il sedile di un treno o il banco di un fast-food sono ottime scrivanie alternative. Il giornalismo la passione di una vita, il calcio come stella polare di questa passione.

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