Un gol atteso 25 anni, quelli che porta sulla carta d'identità. Fissando quello stadio San Nicola che da Bari vecchia, dove è cresciuto e ha dato i primi calci al pallone, dista in linea d'aria circa cinque chilometri, ci ha messo quasi 10 anni. Pietro Cianci lo ha realizzato questa sera in Bari-Monopoli, derby dell'esordio sulla panchina biancorossa di Massimo Carrera, che ha potuto festeggiare grazie al gol di questo ragazzone con il numero 8 sulle spalle e le doti e lo spirito da centravanti puro.
Esibite al 37' del secondo tempo, quando il portiere avversario Satalino in uscita ha perso il contatto con il pallone, rendendo la sua uscita un involontario assist per Cianci. L'attacante non ci ha pensato un attimo: si è coordinato in un istante e di testa in tuffo ha segnato a porta vuota. Pochi metri per trasformare il fiato sospeso in un urlo di gioia, quello che si è sprigionato dal San Nicola verso l'esterno, dove una città costretta dall'emergenza sanitaria a restare lontana dagli spalti ha festeggiato il suo figlioccio.
Ci ha messo 14 minuti Cianci per trasformare nel primo gol con la maglia del Bari i palloni che ha giocato. E lo ha fatto firmando l'1-0 e tre punti pesanti, condivisi con i compagni: "Da quando sono arrivato mi hanno accolto tutti alla grande, questo gol è anche merito loro". Ed è servito per dimenticare due settimane complicate, con gli addii con Auteri e Romairone e il sorpasso dell'Avellino in seconda posizione, e dimostrare di valere Bari.
Quei colori che aveva sognato da piccino, quando a 15 anni l'allora As Bari gli aveva comunicato lo svincolo dal settore giovanile con una lettera. Pietro non si era disperato, aveva spinto la notte più in là ed era ripartito: settore giovanile del Livorno, sei mesi tra Vercelli e Varese e il ritorno in Puglia, in C alla Fidelis Andria. E ancora Reggiana, Siena, Teramo, Carpi e le 10 reti di Potenza nella prima parte di stagione. Fruttate un biglietto di prima classe per Bari, dalla porta principale. Una lesione distrattiva dei muscoli dell'arco plantare l'aveva costretto ad attendere tre turni prima dell'esordio. Ora può dirlo, ne è valsa la pena. E lo grida a quella città che fuori dal San Nicola ha tifato e festeggiato con lui.
Foto di Tess Lapedota
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