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Balkovec, la corte di un anno e il Bari: “Grosso può essere il mio maestro”

Il corteggiamento è durato un anno ma per farsi apprezzare dai tifosi biancorossi gli sono bastati 98 minuti, recupero compreso. Se fosse un farmaco per la corsia mancina, sul bugiardino di Jure Balkovec, classe 1994 con la Slovenia sul passaporto, ci sarebbe scritto più o meno questo. Contro lo Spezia, all’esordio nel campionato italiano con la maglia del Bari, il 23enne di Novo Mesto ha messo in vetrina alcune delle sue qualità: mancino educato e personalità. Il tutto nonostante un avvio di partita stentato, alla pari dei suoi compagni. Il Bari lo ha seguito dal gennaio 2017, quando il Domzale aveva rifiutato per lui un’offerta importante dall’Atalanta, e lo aveva portato in Puglia per 100mila euro con contratto fino al 2021. Un arrivo a sorpresa, un nome tenuto nel sottobosco del calciomercato fino all’annuncio: primi giorni di gennaio, lungo apprendistato agli ordini di Fabio Grosso (“La sua presenza in panchina è stato uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare Bari” ha spiegato Jure al fischio finale) e una serie di panchine. Fino alla chance dal primo minuto al posto di D’Elia: e assist vincente per Brienza. “Sono felice per Franco, ha fatto un gran gol” la gioia di Balkovec: sintomi evidenti di un legame già vivido con lo spogliatoio. Parabola mancina per un mancino fatato come quello del numero 10 del Bari: un connubio valso l’1-1 e l’addio ai fantasmi di sconfitta che aleggiavano sul San Nicola.

Chi lo conosce bene racconta di un ragazzo sereno, serio e determinato: radici umili, genitori contadini e senso del sacrificio. Umiltà dimostrata anche nella prima apparizione davanti ai microfoni, in un inglese perfetto: “Non giocavo da diversi mesi, sono contento per l’esordio ma lo sarei stato di più in caso di vittoria”. Pochi concetti ma chiari, senza fronzoli: la concretezza è una delle caratteristiche per le quali il ds del Bari Sean Sogliano e il suo staff non lo hanno mollato per mesi, seguendolo con la maglia del Domzale.Dove correva, sfornava assist (3 in 14 partite nel campionato 2017/2018) e trovava anche il gol (1 in campionato, 2 nelle qualificazioni di Europa League). Con il club sloveno ha anche giocato al Velodrome di Marsiglia, ma l’esordio al San Nicola– nonostante i “soli” 13mila spettatori – lo ha impressionato: “Sono stato felice del clima che ho trovato al mio arrivo in Puglia, in Slovenia non avevo mai giocato in un campo così grande e con così tanti tifosi”. L’amore è sbocciato.

Leve lunghe con i suoi 185 centimetri, Balkovec in corsia non si caratterizza per il cambio di passo, ma resistenza e piede educato alimentano i parallelismi con il suo allenatore Grosso: “Il mister ha giocato nel mio stesso ruolo e posso imparare tanto da lui” si limita a dire lui. Allievo silenzioso di chi ha sollevato la Coppa del Mondo, gioia contenuta, come racconta il post su Instagram che lo vede in azione con la maglia numero 19 del Bari, condito da cinque hashtag: “#esordio #stadiosannicola #biancorossi #amalabari #fcbari1908”. Riassunto del nuovo microcosmo di Jure, il terzino sinistro con la passione per il basket e l’amore per la sua Urska, che lo ha accompagnato nell’avventura in Puglia. Ora sogna di restare titolare anche sabato a Cittadella, in quello che appare uno spareggio playoff: tre punti in più per gli uomini di Venturato, quarti in classifica (“Saràcomplicata, sono una squadra organizzata ma spero di giocare di nuovo dall’inizio”), una partita da recuperare per Galano e compagni. La prima soddisfazione da calciatore del Bari, intanto Balkovec se l’è tolta con la chiamata con la nazionale maggiore slovena per le amichevoli del 23 e 27 marzo contro Austria e Bielorussia: chissà che anche lì non possa essere tempo di esordio.

Luca Guerra

Nato un anno prima della caduta del Muro di Berlino, mi piace rompere gli schemi dell'informazione. Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista pubblicista, scrivo quando e in ogni modo possibile: il sedile di un treno o il banco di un fast-food sono ottime scrivanie alternative. Il giornalismo la passione di una vita, il calcio come stella polare di questa passione.

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