Le urla arrivano dal più piccolo di tutti: il ‘profe’ Ortega, sessant’anni e adrenalina pura, dirige il riscaldamento muscolare dal cuore del gruppo.
Attorno a lui c’è la squadra al completo (ma senza portieri), in cerchio, che pende dai suoi ordini. “Distesi!”. “Schiena dritta!”. Veemente e incisivo, il preparatore fisico argentino si fa rispettare come nessun altro.
Saul è il primo della classe, il più diligente e preciso. Impeccabile anche Godin, che conosce e lavora con il ‘Profe’ dalla stagione 11/12. Chi sarebbe da rimandare è Diego Costa: scoordinato, deconcentrato, giocherellone e pure… chiacchierone. “Basta parlare!”, gli gridano dall’alto. Ripreso.
Ma anche recuperato: l’attaccante è pronto a tornare giusto per sfidare la Juventus. “Vediamo, speriamo” ammette lui a qualche tifoso dopo l’allenamento. Ma torniamo al riscaldamento. Sulla destra, fuori dal gruppo, s’intravede il Cholo Simeone. Silenzioso, non sembra l’allenatore ma semplicemente uno della rosa. Uno qualsiasi. Sta’ agli ordini del ‘Profe’ sotto gli occhi attenti del suo vice, il Mono Burgos, uno di cui potersi fidare nonostante l’aspetto leggermente barbaro.
A bordo campo, seduto, c’è il direttore tecnico del club Andrea Berta: l’italiano, che prima di fare calcio lavorava in una filiale della Banca di Credito Cooperativo di Pompiano Franciacorta, non si perde un dettaglio che sia uno, attento, nonostante gli innumerevoli viaggi che fa durante la settimana: lavora all’Atletico dal maggio 2013 e ha il potere di scovare il giocatore giusto, al prezzo giusto, da mettere nella posizione che richiede Simeone.
Un suo nome: Oblak. Il portiere sloveno, pescato in Portogallo, ha saputo cancellare l’eredità del famoso predecessore Courtois, che a suo tempo decise di andarsene per provare una nuova esperienza al Chelsea. Già perché a Madrid, all’Atletico, resta solo chi è motivato, chi crede nel progetto, chi lavora con entusiasmo e vuole crescere, giorno dopo giorno, riscaldamento dopo riscaldamento, partita dopo partita.
Un esempio: Griezmann. Talento da grande squadra. La parola chiave è continuità: dai tifosi ai giocatori, passando per dirigenti e allenatore. Ecco perché il rinnovo di Diego Pablo Simeone fino al 2022 – diventerà il più pagato d’Europa con 24 milioni di euro a stagione – è la prova schiacciante di come una squadra del ‘popolo’ possa e voglia diventare grande attraverso la forza dei suoi interpreti ormai totalmente oliati all’interno di un meccanismo quasi perfetto. ‘Quasi’ sì. Altrimenti chi lo sente il Cholo.
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