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Atalanta, alla scoperta di Piccoli: bergamasco doc con il gol nel sangue

Per scardinare la difesa dell'Empoli Gasperini si è affidato anche a lui. Minuto 88', esce il Papu Gomez ed entra Roberto Piccoli. Esce uno con più di 260 presenze in Serie A ed entra un ragazzo al suo esordio assoluto. Prima punta, classe 2001. Bergamasco doc, di quelli arrivati in nerazzurro da bambini e cresciuti fra gol, vittorie e sconfitte. La città sogna la Champions, Roberto – paradossalmente –  potrebbe sentire più pressione di tutti. Sugli spalti c'è la sua gente. Le stesse persone che incontra quando esce di casa per andare a scuola. 

In caso di gol, avrebbe esultato come un pazzo. Ha giocato sei minuti, giusto il tempo di disperarsi per la parata di Dragowski su Ilicic e di trattenere il fiato per il tacco ravvicinato di Mancini. Gasperini, al momento dell'ingresso in campo, non gli avrà detto molte parole: "Entra e fai gol". La richiesta che tutti i suoi allenatori gli hanno sempre fatto. 

Anche perché Piccoli ha sempre saputo segnare. Fin da quando è arrivato all'Atalanta. Aveva sette anni, qualche partitella alle spalle con una squadra locale. Un talento evidente, tanto che ha sempre giocato con quelli più grandi. Senza risentirne particolarmente, anzi. Nella stagione 2016/17 gioca con gli Allievi Nazionali. 26 gare. Quanti gol? 24. 

Forte anche in mezzo ai giganti. Lo scorso novembre lo ha dimostrato anche allo stesso Gasperini. L'Atalanta si appresta ad ospitare il Napoli, l'allenatore nerazzurro organizza un'amichevole contro la Pro Sesto. Lui entra alla mezz'ora al posto di Ali Adnan e ne segna due nel giro di dieci minuti. Si è presentato più o meno così. 

Da Baselli Gagliardini passando per CaldaraContiMelegoniBastoni e quel Barrow. Il prossimo gioiellino delle giovanili nerazzurre potrebbe essere lui. Nel frattempo Roberto gioca in Primavera e i numeri parlano per lui: 22 presenze, 14 gol. Se l'Atalanta è prima incontrastata in classiifca beh, il merito è soprattutto suo. La missione è quella di riportare a Bergamo uno scudetto che manca da oltre 20 anni. Se la prima squadra sogna, lo stesso fanno i più giovani. 

Un numero 9 moderno. Fisico e senso del gol, Anche una certa rapidità in area di rigore. Ama andare in bici, una passione trasmessagli dal padre. Pedala per tenersi in forma. Dicono che abbia due quadricipiti notevolissimi, risultato di chilometri su chilometri fatti in sella. Si ispira a Mandzukic, perché ama pressare e gioca con grinta. Si rivede in Higuain, perché in fin dei conti il gol è la sua natura. E la sua vita.

 

 

Redazione

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