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Assist, fascia e un’altra battaglia vinta: i piedi di Pasqual l’immortale sulla promozione dell’Empoli

La carta d’identità dice 36 anni, ma così giovane forse era da tempo che non si sentiva. “Riportare l’Empoli in A una delle mie ultime battaglie”. Parole di… Manuel Pasqual. Il Capitano, osannato dal Castellani. Fin da subito, dal quarto gol in campionato con cui pareggia la rete di Di Carmine. Applaudito anche quando esce malconcio sul finale. Ne ha giocate praticamente tutte, 38 su 42. Non male per un “vecchietto”. Il tempo vola insomma, ma lui rimane sempre lo stesso. Basti pensare che al suo posto entra Marco Imperiale, classe 1999. Diciassette anni in meno, una vita praticamente. Pasqual allora giocava al Derthona, nei dilettanti. Nesta, oggi dall’altra parte, si preparava a diventare Campione d’Italia con la Lazio. Quante battaglie fra i due. Bandiera viola lui, colonna del Milan Alessandro. Si sono affrontati nove volte dal 2005 al 2012, oggi Manuel gli ha rovinato l’esordio in Italia da allenatore. Emozionato Nesta, dicono che nello spogliatoio lo stanno ad ascoltare con la bocca aperta. Merito dei suoi 20 titoli da calciatore, merito di chi è salito sul tetto del mondo. Dopo sei minuti si era già levato la felpa di rappresentanza, dopo due Di Carmine lo aveva illuso. Già, Di Carmine. Nato a Firenze e cresciuto in viola. Ha debuttato in A proprio con la Fiorentina, nel 2006. A Torino, con la Fiorentina di Prandelli.

A sinistra c’era lui, Manuel. Undici anni con quella maglia, poi un addio a cui avrebbe volentieri rinunciato. Ma chissà, così si sarebbe perso l’Empoli dei record. E degli imbattibili, almeno con Andreazzoli. 85 punti in classifica, appena uno in meno de Palermo 2013-2014. 88 gol fatto, a due lunghezze dal Pescara di Zeman, Immobile, Insigne e Verratti. Ventotto risultati utili consecutivi, una sola sconfitta al Castellani in 20 partite. Più di tutti, più anche dell’Empoli di Sarri. Lì c’erano Verdi e Saponara, Tonelli e Rugani, Mario Rui e Hysaj. Qui la coppia delle meraviglie Caputo-Donnarumma, Zajc, Krunic e Bennacer. I veterani Maietta, Brighi e… Pasqual, appunto. È lui l’ultimo ad essere chiamato sul palco durante la premiazione. È lui uno dei più scatenati sul pullman scoperto che attraversa le strade di una città traboccante di gioia. Lui uno dei pochi ad aver detto: “No, non voglio andarmene così”. Anziani e bambini, insieme. C’è chi ha visto l’Empoli in Europa e chi si ricorderà di questa squadra come la prima che l’ha fatto emozionare. Piazza della Vittoria piena, come ai bei tempi. Il suicidio dello scorso anno dimenticato, l’incubo del Barbera solo un triste ricordo. Funziona così per chi sa reagire agli imprevisti. Corsi e l’Empoli lo hanno fatto, stravolgendo tutto e puntando su poche certezze. Pasqual una di queste, anche il prossimo anno. Anche in Serie A.

Simone Golia

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