Interviste e Storie

Dalla scommessa della famiglia a quella del Como: Fabregas si consola con Diao

Assane Diao, giocatore del Como

Alla scoperta del nuovo acquisto del Como andato in gol nella sfida al Sinigaglia contro il Milan: la sua storia

E se vi dicessimo che la vita di Assane Diao è stata decisa (anche) da un biglietto vinto alla lotteria? A 19 anni, il calciatore spagnolo segna il suo primo con la maglia del Como contro il Milan. “Finalmente è arrivato un giocatore che può dare profondità: un esterno così ci mancava”, dirà Fabregas in conferenza. E pensare che la sua carriera era iniziata da difensore centrale prima, e da centrocampista poi (ispirandosi a Pogba). Ma facciamo un po’ di ordine.

Lasciare il Senegal in cerca di una nuova vita: attraversare Libia, Tunisia, Marocco e lo stretto di Gibilterra per una Spagna che nel 1996 ha il sapore di speranza per Mossa Diao. In mano, un biglietto della lotteria – acquistato per caso ma con l’obiettivo di sfidare il destino, seduto sul divano di casa e in malattia dal lavoro per un problema all’occhio – che svolterà per sempre la vita di una famiglia numerosa e rimasta per anni separata da confini naturali.

Badajoz (un comune della comunità autonoma dell’Estremadura) a pochi passi dal Portogallo, diventa così la nuova oasi felice di Mossa e un’umile officina il suo presunto futuro. In 9 anni accade di tutto nella sua vita: prima si sposa, poi nasce il primo figlio Mammadou. Nel 2005, nel bel mezzo di un provino per un nuovo lavoro nella caotica Barcellona, arriva la chiamata al quale è impossibile sottrarsi. “Torna in Senegal, tua moglie sta per partorire”. Saranno due gemelli: Oussanou (detto Usse) e proprio Assane.

Ma non finisce qui. Per altri tre anni, papà e il resto della famiglia continuano a sentirsi solo per cellulare. Nel 2008, si ritrovano e da lì non si staccano più. Nasce anche il più piccolo, Omar. Ed è proprio da una storia unica e particolare, quasi una favola, che inizia la vita e la carriera di Assane Diao.

Diao e il legame con la famiglia

Ricongiungersi, per poi salutarli e ritrovarsi. Un rapporto “a singhiozzo” ma speciale quello tra Assane e il suo fratello gemello Ussa. Inseparabili sin dalla nascita, i due hanno giocato insieme per diversi anni. Poi Assane si trasferisce al Betis, Ussa rimane al Cadice. Betis, tre anni dopo, diventa il loro nuovo punto di incontro.

Stessa città, stesse abitudini e stesso sogno. Che poi, alla fine di tutto, è il minimo comun denominatore di una famiglia fuori dall’ordinario. Ora, la chiamata del Como. I biancoblù puntano forte su di lui: l’ennesimo spagnolo risponde presente alla chiamata di Fabregas. Ma Diao è uno spagnolo atipico: per forza fisica e progressione. E non è un caso se da piccolo vinceva con scioltezza le tante gare di atletica organizzate durante la preparazione estiva nelle giovanili.

Fabregas, allenatore Como

Diao e “le prime volte”

Diao non conosce la parola “pressione”. Calcisticamente cresciuto nella CP Flecha Negra – uno tra i settori giovanili più rosei in Spagna – e poi nel Cadice, appena 17enne il Betis Deportivo gli spalanca le porte. E lui non sbaglia: 4 gol e 2 assist in 20 presenze. L’inserimento in prima squadra è solo una questione di tempo. Prima il ritiro poi l’esordio in Europa League contro i Rangers. Per il primo gol dovrà aspettare solo una settimana, in Liga contro il Granada. Per Diao è l’inizio di una bella storia: passano pochi giorni e, da titolare, sentenzia anche il Valencia. Ma non finisce qui: per lo spagnolo è un continuo giorno della marmotta. Anche in Europa, contro lo Sparta Praga. In soli 15 giorni è sulla bocca di tutti.

Diao l’ha fatto di nuovo. Questa volta, in Italia nella fredda e gelida Como. Sorridente, umile, disinvolto e con quelle treccine che lo rendono indistinguibile. Se al padre erano bastati paradossalmente due numeri casuali per svoltare la sua vita e quella della sua famiglia, ad Assane Diao sono serviti un pallone e una fascia destra per potersi esprimere. Per far felice Fabregas, la sua nuova gente e soprattutto la sua famiglia.

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Lorenzo Bloise

Classe 2001, nato nel comasco, oggi pendolare a Milano. Amante dello sport in tutte le sue sfaccettature: giocatore di provincia di basket, con il calcio mi sono limitato alla PlayStation. Cresciuto tra un doppio passo di Cristiano Ronaldo e un fadeaway di Dirk Nowitzki. Davanti alla televisione, allo stadio o al palazzetto con la stessa curiosità di un bambino. Highlights, repliche, interviste e dirette notturne: ogni scusa è buona per non perdermi nulla. La letteratura mi ha aiutato a riscoprire la bellezza e l'efficacia delle parole: le stesse che mi permettono di raccontare ciò che gli altri si limitano a guardare. Storie, anedotti e culture che si intrecciano tra di loro: per me lo sport è questo e tanto altro.

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