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Arsenal, Tomiyasu leader della difesa

Che Takehiro Tomiyasu fosse un ottimo difensore c’erano pochi dubbi. In Serie A ha dimostrato tutta la sua bravura diventando la certezza della difesa del Bologna in pochissimo tempo e praticamente da sconosciuto. Con la sua nuova squadra, l’Arsenal, ci ha messo ancora meno e ieri nel North London Derby contro il Tottenham ha fornito un’altra  prestazione autorevole.

I Gunners se l’erano assicurato l’ultimo giorno di mercato per 20 milioni di euro più 3 di bonus dalla squadra di Mihajlovic, che ha così perso quella che era stata una pedina importante nelle ultime due stagioni: il difensore giapponese era arrivato in Italia in punta di piedi a 21 anni dal W Sint-Truiden, squadra belga, ma ha subito fatto capire di avere qualcosa di speciale: di ruolo terzino destro, ha coperto facilmente anche il ruolo di centrale quando il Bologna ne hanno avuto necessità, collezionando 64 presenze, 3 gol e 3 assist in tutte le competizioni con la maglia rossoblù.

Risolti i problemi della difesa?

Numeri importanti per il classe 1998, che anche oltremanica sta confermando. L’Arsenal di Arteta, infatti, era partito malissimo in campionato: dalla sconfitta alla prima giornata contro il neo promosso Brentford fino al 5-0 subito dal Manchester City di Guardiola. Un disastro che spesso trovave le sue cause nelle dimenticanze della difesa. I vari Chambers e l’ex Inter Cedric Soares non riuscivano a dare sicurezza al reparto, poi è arrivato Tomiyasu.

3 su 3

Dopo la sosta nazionali ha sempre giocato come terzino titolare e la squadra ha sempre vinto: 3 su 3, un solo gol subito (ieri contro gli Spurs da Son) e vittorie contro Norwich,  Burnley e Tottenham che hanno riportato fiducia nell’ambiente londinese. La sua presenza nella formazione di Arteta è di fondamentale importanza e lui sta ancora una volta dimostrando di avere un incredibile spirito di adattamento: Dall’Ara o Emirates, Serie A o Premier League, le cose non cambiano. Se in difesa cercate un leader di nome fa Takehiro Tomiyasu.

 

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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