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Antony, dall’Inferninho a Old Trafford: il “menino” di San Paolo ce l’ha fatta

Lo stereotipo del calciatore brasiliano negli anni non è mai cambiato: prima lo spettacolo poi il risultato. D’altronde il calcio in Brasile è sempre stato visto come un divertimento più che come una competizione. E Antony incarna perfettamente questo spirito, anche se con quell’umiltà che non guasta mai. Ma quando arrivi in Europa a 20 anni, dove lo show si può anche lasciare a casa, qualcosa dentro ti cambia. Ed è così che Antony è diventato il giocatore perfetto per il Manchester United del suo vecchio/nuovo allenatore Erik Ten Hag. 

 

Il record di Antony al Manchester United

Il brasiliano, grazie all’Olanda, è diventato il mix di estro e concretezza che ha sempre fatto le fortune di Old Trafford. 95 milioni di euro, che con i bonus potrebbero diventare 100: questa la cifra con la quale il classe 2000 arriva a Manchester. Come se le pressioni non bastassero, è il secondo acquisto più oneroso della storia dello United, subito dietro a Pogba e avanti a “capitan” Maguire. 

La favela di San Paolo, la famiglia e il sogno chiamato calcio

Ma le pressioni non lo hanno mai spaventato, anzi. Fino a quando ha un pallone tra i piedi il suo obiettivo è stato quello di tirare fuori dalla favela la sua famiglia. Si perché la storia di Anthony parte da una favela di San Paolo, precisamente dall’Inferninho (e il nome non rende del tutto l’idea del posto). Quando Antony è appena un bambino, arriva la Policia Civil per perquisire “casa” dopo una segnalazione per droga. Ma al brasiliano non interessava quella roba, voleva solo il calcio. I suoi primi scarpini li prende in prestito, non sono il massimo ma con un talento del genere l’abito non fa mai il monaco. 

 

 

Dopo esser cresciuto nel Gremio Osasco, la squadra del suo quartiere (uno dei più pericolosi di San Paolo): nel gennaio del 2018 arriva nell’Under 17 del San Paolo, nel novembre dello stesso anno ha già giocato le sue prime tre partite nella Serie A brasiliana. Poco più di mezz’ora di autobus divide Osasco dallo Stadio Morumbi: ora quella è la seconda casa di Anthony. Il San Paolo inevitabilmente si accorge del suo talento, e a fine stagione gli rinnovano il contratto. Antony con sè si porta tutta la sua famiglia per fargli vedere cosa ha costruito con quel pallone.  

Alla Copa Sao Paulo nasce la stella

Nel 2019 ha la possibilità di andare in tournée negli Stati Uniti con la prima squadra dove avrebbe affrontato proprio l’Ajax. Ma l’allenatore delle giovanili gli consiglia di rimanere in patria per la Copa Sao Paulo, la principale competizione giovanile del Brasile. Nonostante lui fosse già pronto per il grande salto e avesse acquisito consapevolezza grazie ai primi allenamenti con la nazionale maggiore brasiliana, Anthony accetta. Una scelta che verrà ripagata perché da lì nasce la stella: quattro gol, sei assist e coppa portata a casa.  

 

 

Già nel 2018 l’Ajax aveva provato a prenderlo, ma il brasiliano arriva ad Amsterdam solamente nel 2020, dopo appena 37 partite con la prima squadra rossonera. In un solo anno gioca sia in Libertadores a marzo, che in Champions League, a ottobre. Ora il palcoscenico è tutto per Antony. Come detto, le pressioni che ha dovuto sostenere sono altre. La pressione vera era quando trovava i corpi delle persone uccise davanti casa, o quando dalla finestra vedeva gli inseguimenti della polizia. Un campo da calcio non potrà mai spaventare Antony. Neanche quello di Old Trafford, che si appresta ad essere il suo personale “teatro dei sogni” dopo i due campionati e la coppa nazionale vinta con l’Ajax. Il ragazzo di Osasco ce l’ha fatta. 

Filippo Rocchi

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