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Ange Postecoglou, il Tottenham e il segreto della felicità

Fra Patrasso e Londra ci sono circa 2250 chilometri di distanza. Nel 2008, quando allenava il Panachaiki sui paralìa (le coste) della Grecia occidentale, Ange Postecoglou non immaginava che un giorno li avrebbe colmati tutti. Con la grinta, il cuore, lo studio e la passione. 

Questo cinquantasettenne greco di nascita e australiano di adozione, un Ulisse passato dalle coste egee a quelle giappponesi, dalle pianure del continente-isola ai prati verdi di Scozia, è il nuovo allenatore del Tottenham

Chi è Ange Postecoglou, il nuovo allenatore del Tottenham

Un anno prima che Postecoglou tornasse in Grecia, il Tottenham vinceva la Carling Cup, antenata della Carabao, la Coppa di Lega inglese. Da quel momento non avrebbe mai più vinto nulla. Zero, neanche una novità in bacheca. Mentre gli Spurs smarrivano il segreto della felicità, anche Ange si sentiva perso. Era stato esonerato dall’Australia Under 20 dopo sette anni. Anni dopo avrebbe detto: “Ho commesso l’errore di rinnegare i miei principi“. 

Ma quali sono questi principi? Un calcio offensivo, propositivo, intenso. Mai banale, come il suo carattere. Cameron Carter-Vickers, suo calciatore al Celtic, ha detto di lui: “Un maestro. Non solo in campo“. Voce profonda, gutturale, sguardo serio: Postecoglou trasmette serenità e convinzione ai suoi calciatori. Non c’è video su YouTube sotto al quale gli australiani non commentino: “Lui è il più grande, il miglior prodotto che il calcio australiano abbia mai esportato“. 

Da bambino si sentiva strano, diverso: “Gli altri mangiavano il panino, io formaggio e olive greche“. Un retaggio familiare: i suoi si erano messi in viaggio negli anni della dittatura, della Giunta militare, e avevano raggiunto le coste australiane. Avevano dovuto cambiare il cognome del piccolo Ange, per adattarlo alla nuova casa. Si integrerà benissimo, fino a diventare ct della nazionale dei Socceroos. Da ragazzo ascoltava “You’ll never walk alone”. Inno del Celtic, poi allenato con successo (due campionati e persino un Treble). Sognava di rendere felice suo padre. Ci è riuscito. Ora dovrà fare lo stesso con il Tottenham

Andrea Monforte

Classe 2000, monzese (d’adozione), studio Lettere a Milano. Un’indomita ed ereditaria passione per lo sport (calcio, ovviamente, ma anche ciclismo), declinata in “narrazione” tecnica e sentimentale: la critica della complessità come antidoto alla semplificazione. La vaghezza del ricordo personale ha reso l’azzurro del cielo di Berlino 2006 un’indelebile traccia mitologica. Sono nato lo stesso giorno di Ryan Giggs e di Manuel Lazzari, ma resto umile.

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