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Ieri, oggi, domani: Ancelotti si racconta

«Le luci della ribalta tante volte nascondono delle difficoltà che hanno tutti i personaggi al centro dell’attenzione. Nel mio mestiere si ha a che fare con tante persone, spesso ragazzi giovani con poca esperienza e quando sei giovane le difficoltà sembrano ancora più grandi».

Così Carlo Ancelotti alla presentazione del libro “Demoni” di Alessandro Alciato. L’allenatore del Napoli ha raccontato episodi della sua carriera, fino all’arrivo sulla panchina azzurra.

«Lo spogliatoio per noi diventa un luogo sacro in cui ci si confronta come uomini. Nella vita e nel calcio le sconfitte dobbiamo considerarle opportunità per crescere. Non è facile, ma è la strada giusta».

Al centro del libro tanti calciatori passati anche dalle mani di Carletto. «Ibrahimovic? L’immagine che dà di sé è completamente diversa da quella che regala nello spogliatoio», ha detto l’allenatore azzurro.

«La vicenda vissuta da Kaladze è stata per noi molto particolare in quegli anni al Milan, ci ha mostrato sempre molta dignità e dal punto di vista professionale è stato perfetto. Aveva in testa Levan ma con noi giocava e vinceva le competizioni più importanti».

Il fratello del calciatore georgiano era stato rapito e per cinque lunghi anni di lui non si ebbero notizie. «Quando si venne a sapere che era morto c’era una gara importante per gli ottavi di Champions contro il Bayern Monaco, noi pensavamo che la persona venisse prima del calciatore ma lui non ebbe dubbi e scelse di restare con noi».

«Nella mia carriera da calciatore ci son stati momenti di difficoltà quando arrivava un infortunio. Ma non mi sono mai fermato troppo a pensare, ero giovane e incosciente, tutto mi ha aiutato a crescere.

Le sconfitte ce le sentiamo addosso ogni volta, ma la vita è piena di problemi molto più gravi di una partita di calcio. A Napoli non ho problemi? A Napoli si sta da Dio», ha detto senza pensarci due volte Ancelotti.

«La finale di Istanbul è stata solo un passaggio di un percorso lungo della nostra carriera. Preferisco conservare più ricordi del 2003 o del 2007. Nello sport spesso c’è la tendenza a non godersi il momento, invece bisogna festeggiare per godersi il momento.

Il mestiere che facciamo oggi ci diverte, la gestione di un gruppo è allo stesso tempo complesso e semplice. Devi lavorare ogni giorno con gli uomini che hai a livello personale e sportivo per far emergere le qualità di un calciatore o di un membro dello staff. Shevchenko e Inzaghi erano due uomini completamente diversi, ma spesso giocavano insieme, il rapporto individuale che avevo con loro è stato diverso. Non ho mai trovato calciatori egoisti, superficiali o poco professionali. Oggi, poi, tutti sono ottimi professionisti, molto più di quando ero calciatore io».

a cura di Gennaro Arpaia

Redazione

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