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“Allo stadio? In vaporetto!”. Venezia-Campodarsego tra laguna, sogni e ricordi su Recoba: il racconto dal Penzo

Macchina o treno che sia, tutte le strade portano a – piazzale – Roma. “Venice” esclama una coppia alle mie spalle, meravigliata, innamorata. Che come prima cosa caccia fuori il telefonino dalla tasca e scatta il selfie di rito, ricordo. Il groviglio di lingue mi disorienta, turismo ovunque nonostante un tempo così così. Due passi e chiedo al primo vigile: “Per arrivare allo stadio Penzo?”. “Piedi o… vaporetto”. Scordatevi la macchina insomma, impossibile in una città costruita totalmente sull’acqua. “Se cammini, superi San Marco e ci sei. Parecchia strada”. In alternativa, la via più comoda è attraversare tutta la laguna fino a Sant’Elena: “Linea 4.1 o 5.1”. Barche come taxi, persino (e sai che novità, qui) un servizio gondola che mi strizza l’occhio ammiccante. Ma oggi proprio no, la dolce metà si chiama passione per quella palla che rotola. Giornata di calcio, Venezia-Campodarsego basta e avanza: due squadre (in vetta a pari punti) con lo stesso sogno da professionisti chiamato Lega Pro.

“Valeria” è davvero grande, forse trasporta merci. “Marco” invece sembra proprietà privata di un cittadino qualsiasi. Barchette con nomi propri, fermate della metr… vaporetto che riprendono i nominativi dei quartieri. “Quartieri? A Venezia si chiamano sestieri” mi puntualizza un anziano seduto proprio accanto a me. Lo ringrazio, sguardo che poi mi cade dritto sulla sciarpa arancioneroverde che spunta dal suo cappotto. “Danilo, piacere” e si presenta. Tifoso del Venezia? Tifosissimo! “Seguo la squadra da 40 anni, sono stato anche a Noale domenica scorsa. Lavoravo nel servizio della stuffa (sicurezza) ai tempi di Zamparini presidente e Marotta ds” mi svela. Lo lascio parlare, l’esperienza mi affascina. “Il giocatore che mi faceva brillare gli occhi era Recoba, un genio. Ricordo le sfide tra lui e Novellino durante gli allenamenti. Del tipo? ‘Dai Chino, prendimi la traversa! Dai Chino colpisci il palo e fai gol’ e lui puntualmente vinceva”.

Trenta minuti e largo anticipo rispetto al fischio d’inizio (si parte alle 14.30) ma io e Danilo non siamo comunque soli. Chi fa jogging tra il verde, chi si prende l’ultimo caffè della mattinata. Sant’Elena è un quartiere del centro storico di Venezia e ne rappresenta la porzione più orientale. Edifici più o meno recenti, il motivo mi è presto detto: “È sorta attorno agli anni 20 del XX secolo bonificando una sacca utilizzata per addestramenti militari. Da quel momento Sant’Elena è stata incorporata nel tessuto urbano”. La pineta, due darsene e la scuola navale. Poi finalmente lo Stadio Penzo, tra terra e mare. Il campo? “In perfette condizioni, c’erano i teloni” mi assicura il maresciallo Mazzola. Passa il presidente del Campodarsego Pagin e ‘in bocca al lupo’ di rito. “Il presidente del Venezia Tacopina?” chiedo io, per par conditio. “Atteso in macchina? Ah no…”. Barca in arrivo, Venezia-Campodarsego è anche questo.

Matteo Moretto

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