Interviste e Storie

Amore e gratitudine, Vogliacco: “Devo tutto a Mihajlovic. Di lui mi mancano le cose semplici”

Vogliacco (PHOTO CREDITS: Andrea Sorci)

Dal documentario “Paok, dove la cultura incontra la passione”: la nostra intervista al difensore classe 1998

Quello che colpisce di Alessandro Vogliacco sono due cose: la serietà con cui si focalizza e analizza qualsiasi tema con risposte mai scontate e il sorriso spontaneo e genuino ogni qualvolta si parla della sua famiglia. Non a caso alla prima domanda dell’intervista per “Paok, dove la cultura incontra la passione” a gianlucadimarzio.com sul come si stia andando la sua avventura in Grecia oltre a dire “Sto bene” aggiunge subito: “La mia famiglia sta bene e ci siamo ambientati bene“.

I bianconeri per il classe 1998 sono un’esperienza nuova in cui fronteggiarsi in Europa e in un calcio diverso: “Ho notato che rispetto alle nostre partite c’è meno tattica ma c’è molta intensità. Per questo motivo devi tenere il passo ed essere molto allenato, soprattutto devi essere sempre concentrato perché non ci sono molti tempi morti“.

A fargli scegliere il Paok ha pesato moltissimo come la società lo ha fatto sentire fin dai primi giorni del mercato estivo: “Loro da praticamente inizio mercato mi hanno cercato. Sono stati molto insistenti e convincenti e mi hanno dimostrato fin da subito di avere molto interesse. Mi sono informato e ho deciso di accettare“.

Un’avventura cominciata anche con un video molto simpatico sui social in cui il difensore spiega come si fa la pasta: “È stato divertente, mi hanno preso un po’ in giro“. L’Italia e i suoi affetti, però, gli mancano moltissimo: “Quando può viene qui a trovarmi la mia famiglia o vengono i miei amici. Quando posso torno io. Mi manca e sono legatissimo alla mia terra“.

Vogliacco e il Genoa: “Penso che prima o poi tornerò e si chiuderà un cerchio”

Vogliacco in Italia ha vestito varie maglie ma quelle a cui resta più legato sono quella del Bari, club dove è cresciuto, e quella del Genoa, società con cui ha esordito in Serie A. Il difensore italiano parlando dei rossoblù ammette che occupano un posto importante nel suo cuore e che ancora oggi cerca di rivivere le emozioni di quei giorni: “Non ti nascondo che spesso la notte guardo i video che mi dedicano i tifosi del Genoa. Sono legatissimo a loro“.

Con il grifone il classe 1998 ha giocato quasi 3 anni. Di quella avventura non ha rimpianti ma crede manchi ancora la giusta conclusione: “Penso che prima o poi ci tornerò perché non si è chiuso un cerchio come si doveva chiudere. Finché sono stato lì abbiamo vissuto bellissimi quindi sono legatissimo e so che prima o poi si chiuderà questo cerchio“.

Vogliacco (IMAGO)

“Sinisa? Noi lo sentiamo sempre”: le parole di Vogliacco

Vogliacco non nasconde l’emozione parlando di Sinisa Mihajlovic, papà di sua moglie Virginia. Il giorno del suo esordio in Serie A, avvenuto il 22 ottobre 2023, il difensore italiano ha postato sui suoi social una chat con il suocero. Appena la vede a distanza di anni quasi commosso racconta il perché ha voluto celebrare quella tappa fondamentale della sua vita proprio con quei messaggi: “Oltre alla mia famiglia a cui devo tutto quindi mia madre, mio padre e i miei fratelli, con lui e con mia moglie ho vissuto proprio l’inizio della mia carriera. Lui ha vissuto tutti i momenti difficile della mia carriera. Sono cresciuto un po’ guardando i suoi valori”. Parlando della malattia di Mihajlovic, momento più brutto della sua vita, racconta la forza che il suocero gli ha trasmesso: “Non ti nascondo che quando abbiamo affrontato la malattia mi ha dato quella forza in più, nonostante sia stato uno dei momenti più difficili, il più brutto soprattutto della nostra vita. Mi ha dato quella forza per andare avanti e a lui devo tutto“.

Prima della gara contro l’Atalanta ci sono stati momenti in cui il il classe 1998 ha pensato di non farcela: “Sai quando arrivi e sei lì per prenderlo… Ho sempre dovuto fare qualcosa in più“. Parlando delle cose che gli mancano di più di Mihajolovic risponde di getto: “Le cose banali: anche sentire il suo profumo o chiamarlo per un consiglio. Nei momenti di sconforto lo chiamavamo ed era pronto a consigliarmi anche a bastonarmi ma le cose più semplici“. Anche qui non solo il campo ma i ricordi di famiglia delle estati passate insieme: ” La famiglia di mia moglie ha una casa in Sardegna e ci andavamo praticamente tutta l’estate e il momento più bello era quando giocavamo a carte. Le cose più banali. Lui riusciva ad accentrare tutto su se stesso e ogni momento era magico”. Da quando Mihajlovic non c’è più ammette: “È un po’ tutto diverso“.

Vogliacco e Virginia Mihajlovic hanno una bambina e un bambino. Pensando alla sua bambina di poco più di quattro anni gli torna subito il sorriso raccontando di come, nonostante il poco tempo con il nonno, il ricordo sia più vivo che mai: “Lo ha vissuto praticamente neanche un anno e lo ricorda come se lo avesse vissuto per tutta la vita. Bacia le sue foto, parla del nonno, quando piange chiede di suo nonno. Non so come sia possibile e quindi siamo legatissimi a lui e gli siamo riconoscenti per tutto quello che ci ha lasciato“.

Il figlio, invece, si chiama Leone Sinisa. A lui e alla sua bambina Vogliacco vuole tramandare i valori di Sinisa anche se, ammette, non sarà facile: “Proverò, anche se non sarà facile perché lui aveva una personalità enorme, a tramandare questi valori: essere leale, non aver paura di dire le cose in faccia e prendersi le proprie responsabilità. Spero in piccolo insieme a mia moglie, che ha un po’ il carattere del papà, di riuscire a tramandare ai miei figli questi valori“.

“Tra quindici anni sarò contento se…”: gli obiettivi di Vogliacco

Per concludere l’intervista Vogliacco prova a proiettarsi tra quindici anni. Sarà contento se? Come in ogni cosa, però, ci tiene a dividere il campo: “Magari tra 15 anni sarò un allenatore più bravo del calciatore che sono (ride, ndr)” dalla sua famiglia: “Sarò contento se, non lo nascondo, sarò riuscito a dare una stabilità alla mia famiglia per il futuro“.

 

 

Giuseppe Vignola

Classe 2001, ho sempre pensato che la gioia che può dare il calcio è imparagonabile a tutto il resto. Questa mia tesi, che può sembrare assurda, è stata avvalorata da un premio Nobel, Albert Camus, che disse: “Non c’è luogo in cui un uomo sia più felice che in uno stadio di calcio”. La felicità in uno stadio come tifoso l’ho provata, come calciatore non succederà mai, spero che quella da giornalista sia il mio futuro.

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