“Scusi, per il Curi?”. “Fermata Pian di Massiano”, Mini Metró. Mini, per davvero: 7 fermate da un capolinea all’altro, 8 posti a sedere. In piedi pochi di più. Un piccolo serpente che dal centro di Perugia porta fino alla zona dello stadio, rotaie e curve che non danno fastidio ad un panorama che resta unico. 25 vetture, 25km/h, 4 km per arrivare dal cuore, storico, della città a quello calcistico. Cuore biancorosso ovviamente, come l’interno di ciascuno dei vagoncini che trasportano quasi 10.000 persone al giorno. E in un giorno così, anche molte di più. Perché chi non arriva in macchina, al Curi, ci arriva così. Col minimetró. Mano nella mano, coppie, famiglie, amici. Maglia del Perugia addosso, quasi tatuata.
Un orgoglio più che mai oggi, perché è già tempo di derby. “1-0, gol di Bianchi” sussurra Cesare, 66 anni di Perugia, nel vagoncino che ci porta verso il Curi. “Sarà difficile”, risponde il figlio. La “saggezza” della gioventù. Il minimetró è un cofanetto di storie e di ricordi. L’ultimo? 1-0 per il Grifo, gol di Prcic. Come l’andata a Terni, nel giorno del selfie di Ardemagni. “Ah, però… Che goduria gli anni 2000”, dice Monica. Col fidanzato hanno pranzato sui gradini del Palazzo dei Priori. Un boccone al volo, una birra ed una coca. Poi dritti verso il Curi, col minimetró ovviamente. Maglia bianca lui, rossa lei. Tra un bacio ed un altro i dolci ricordi degli ultimi anni. Una sola sconfitta, a Terni. Poi tanti sorrisi… “Ferreira Pinto mattatore tra 2004 e 2005, in estate anche un derby deciso da Mascara e Di Francesco”, goduria per chi è di queste parti. Ma la mente va anche agli anni di Nakata e ancor prima Ravanelli. Tante vittorie, tutte prime dell’arrivo del minimetró. Creatura giovane, roba del 2008. Che a Perugia non ha mai visto perdere un derby. E non vuole cominciare oggi.
Dieci minuti volati via, il Curi già si intravede tra gli alberi. Si aprono le porte e il cofanetto si schiude, seguire le piccole storie che ognuno di loro avrebbe da raccontare diventa impossibile. Il piazzale dello stadio ingoia e fa sparire tutto in una grande nuvola di tifo rosso. Ci siamo, arrivano anche le squadre. E il minimetró riparte verso il centro. Un piccolo segreto, per un grande, grandissimo derby.
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