Si scrive Piacenza, si legge Piasenza. D’altronde è emiliano e la c si tramuta in qualcosa di simile ad una esse sibillina. Concetto diametralmente opposto se se nasci al sud. Specie a Foggia, dove le consonanti spesso si raddoppiano. E allora Piacenza si scriverebbe e leggerebbe “Piaccenza”. Glottologia a parte, provate a immaginare chi a Foggia ci nasce e poi va al nord, in questo caso Emilia. Sponda biancorossa del ducato.
Da fine agosto ci vive Giuseppe Agostinone, 28 anni rossonero purosangue ma ormai biancorosso d’adozione. Faccia da birbante, piedi educati. Specie il mancino. Calcio, tanto calcio. Ma di mezzo anche una laurea. E che laurea! In scienze motorie. Così per far felice sè stesso, ma anche i suoi genitori e il fratello più piccolo, Alessio, il suo più grande fan. Questo un anno fa, quando a Foggia c’era De Zerbi con Pino primo tifoso di una squadra che ha sfiorato l’Olimpo, cadendo giù da quella invalicabile Torre di Pisa costruita da Gennaro Gattuso.
Ma ormai il tempo è passato e il presente per “Pinuccio” si chiama Piacenza: “E’ stata una scelta complicata, non volevo lasciare Foggia e il Foggia ma avevo voglia di rivalsa – racconta Agostinone in esclusiva a Gianlucadimarzio.com – e il Piacenza ha fatto di tutto per portarmi qui. Ma qualcosa mi manca, lo ammetto”. Tipo? “La Braciola per noi foggiani è un must. Vivo solo e quindi mi sforzo di cucinare, ma quella è un po complicata”.
Devo dire che anche a Piacenza si mangia molto bene e provo spesso ristoranti diversi per tastare le loro prelibatezze locali. Ho conosciuto tanta gente – anche di Foggia – che lavora qui e vado a mangiare con loro o con i miei compagni di squadra”. A proposito di squadra: terzo posto in classifica, playoff a portata di mano, squadra solida. Sognare non costa niente…:“Già, siamo davvero un bel gruppo. Io sono praticamente l’unico meridionale in una squadra molto giovane e siamo molto affiatati. Mi sembra di rivivere il primo anno con De Zerbi al Foggia. Nessun obbligo di classifica, salvarci e divertire il nostro pubblico. L’allenatore Franzini è super-preparato. E’ una persona leale e sincera e cura tanto i dettagli. Mi piace moltissimo, soprattutto come persona. Ho legato con lui ma anche con tutta la squadra, in particolare con Titone, Razzitti e il giovane Segre. tutti. Il nostro passatempo preferito? – il torello a due tocchi e chi sbaglia paga pegno che è uno schiaffo da parte di tutti quanti. Prima o poi cadiamo a terra tutti quanti dalle risate”.
12 partite tutte da titolare, mai sostituito e anche tre assist. Talismano divino? “Si e la curva mi vuole già tanto bene. Anche loro mi chiamano “Il divino” come succedeva a Foggia, quando andiamo a salutarli a fine partita o dopo un gol al Garilli”. E il pensiero alla sua ex squadra, è inevitabile: “Sono il primo tifoso del Foggia. Lo seguo sempre e ogni 2/3 settimane torno in città, perché per me è molto di più di una semplice maglia. Oggi ho sentito il mio caro amico Gerbo perché è il suo compleanno ed erano tutti sul pullman per la trasferta di Coppa. Chissà, magari un giorno rientrerò a Foggia, ma adesso sono concentrato su questa mia nuova esperienza che mi sta dando tantissimo. Voglio fare bene per la società e per i miei nuovi tifosi”. Il paradiso per il Piacenza si potrebbe chiamare Serie B. E chissà che con un divino in più, certi desideri non si avverino per davvero. Anche senza la Braciola….
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