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A tutto Gattuso: “Pisa è fantastica, quando posso provo a godermi la gente. Mondiale 2006? Scalammo l’Everest”

Difficoltà, complicazioni, sacrifici ma tanto cuore. Può essere riassunta così la situazione del Pisa che, nonostante tutto, si gode l’aria dell’alta classifica di serie B. Un miracolo targato Gennaro Gattuso che, grazie ad un carattere di ferro e ad una determinazione fuori dal comune, è riuscito a toccare le corde giuste dei suoi ragazzi e a costruire un gruppo solido. Intervistato dal magazine della Lega B, l’allenatore nerazzurro ha analizzato la situazione del suo Pisa, ripercorrendo anche la sua carriera.

“Il mio modo di allenare è cambiato molto nel tempo. All’inizio hai un obiettivo fisso, pensi di poter giocare sempre alla stessa maniera, poi con il passare del tempo e con l’esperienza cambiano le prospettive. Inizi a capire che devi adattare le tue idee alla squadra che hai a disposizione, così capisci quanto sia importante la quotidianità del lavoro. Essere stato un calciatore ti aiuta a conoscere le dinamiche di questo mondo, ti permette di sfruttare le esperienze che hai avuto con gli allenatori con cui hai lavorato nel tempo, ma parliamo di due mestieri completamente differenti. E di certo, quello di allenatore è molto più complesso”.

Analizzando da vicino l’avventura al Pisa, Gattuso sottolinea i suoi metodi di allenamento: “Dipende dai momenti della stagione, tendenzialmente io e il mio staff preferiamo un lavoro breve, ma intenso, impostato su esercitazioni da far svolgere a ritmo decisamente serrato. Dedichiamo molto tempo alla tecnica individuale. Nei nostri allenamenti il lavoro con il pallone ha sempre uno spazio dominante: direi almeno il 70 per cento. La tattica è un altro aspetto importante. Diciamo che su una media di cinque sedute di allenamento settimanali almeno 1-2 sono dedicate alla tattica individuale. Sono un allenatore che analizza molto le partita giocate. Le rivendo numerose volte, sempre per intero. Poi, quando in testa ho ben chiaro come sono andate le cose, vado alla ricerca degli aspetti che mi sono piaciuti meno”. Per quanto riguarda il modulo, Gattuso svela: “Quello che preferisco prevede un centrocampo a 3, diciamo preferibilmente il 4-3-3, ma come ho già detto, dipende dai giocatori che hai a disposizione e dalla squadra che vai ad affrontare. Caratteristiche dei propri calciatori e qualità degli avversari, ci si basa soprattutto su questo”.

Sul passato al Milan si sprecano gli aneddoti che lo vedono protagonista, ma Gattuso svia la domanda: “Non sono mai stato uno a cui piace parlare del passato, di quello che ho fatto da calciatore. Posso solo dire che, fuori dal campo, possiamo parlare di tutto. Durante il nostro lavoro io sono semplicemente l’allenatore del Pisa e mi dedico alle nostre problematiche.  Pisa c’è un ambiente fantastico, c’è un’atmosfera incredibile, ma non riesco quasi mai a vivere la città. Passo gran parte delle mie giornate al campo di allenamento a lavorare con lo staff. Quando posso, però, cerco di godermi il rapporto con la gente”.

Infine, Gattuso rivive le emozioni della semifinale mondiale del 2006: “Cosa mi disse Cannavaro dopo l’inno? Sinceramente non me lo ricordo. In quel momento, per me, non contavano le parole: c’era da scalare l’Everest e ognuno di noi sapeva quello che doveva fare. Ricordo però le “vibrazioni” che ci siamo scambiati durante l’inno nazionale tutti abbracciati a centrocampo”.

Gianluca Di Marzio

Ci ho messo più di trent'anni per tornare dove sono nato. Non conoscevo le strade, non sapevo a memoria le vie, ricordavo solo il nome della clinica -Villa Stabia- dove mia madre mi aveva dato alla luce. Più di trent'anni sì, non proprio un figlio modello per la mia città, Castellammare di Stabia, una trentina di chilometri da Napoli. Lì sono nato il 28 marzo del 1974, sono Ariete per gli amanti dei segni zodiacali, non chiedetemi l'ora e comunque non sono un fanatico degli ascendenti.

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