Cinquant’anni vissuti tutti d’un fiato, cinquant’anni pieni di dolori ma anche di gioie, cinquant’anni di gol e di grandi galoppate. Cinquant’anni di George Weah. In questo primo giorno di ottobre la leggenda liberiana tocca la fatidica quota 50, un traguardo importante, da festeggiare, ricordando i vecchi tempi e facendo luce su un’infanzia difficile che ha reso George Manneh Oppong Ousman Weah l’uomo tutto d’un pezzo che è adesso. Una casa di lamiera nell’Africa occidentale, tredici fratelli e nonna Emma a crescerli in solitudine. George però ce l’ha fatta e oggi, alla Gazzetta dello Sport, ripercorre questo suo straordinario percorso.
“Ho passato una gioventù davvero difficile in cui, a volte, non avevo nulla da mangiare. Adesso però non voglio ricordare quei giorni perchè i miei genitori e mia nonna non ci sono più”. Allora lo sguardo vola al futuro: “Nei prossimi 50 anni voglio mettermi al servizio degli altri. Ringrazio Dio per essere arrivato a questa età in buona salute e mi adopererò per fare stare bene il mio Paese e la gente liberiana”. Per quanto riguarda il calcio, Weah sottolinea di essere ancora innamorato dello sport che lo ha fatto grande: “Lo guardo alla tv come un vecchio di 50 anni. Scherzo, amo muovermi ed essere in forma, infatti ogni giorno alle 8 vado in palestra. Il Milan? Ho visto qualche partita ma non è stata e non è stata entusiasmante. Però parliamo sempre del Milan e non mi piace che la gente non vada allo stadio. Spero che i cinesi facciano una grande squadra, del resto anche con il Psg è stato così. Per comprare i campioni servono soldi. Il mio Milan, quello dei due scudetti, per me resta una squadra mai vista, mai vista una così. Ho visto Marco Simone l’anno scorso che resta un fratello, poi sento ancora Ba e il mio amico Gandini, che ora è alla Roma”.
Da George a… Timothy Weah, salito alla ribalta mercoledì con la tripletta in Youth League: “Ringrazio Dio per avermi dato un figlio come lui. E’ fantastico sia come ragazzo che come calciatore. Spero che cresca bene, umile, e diventi molto più forte di me”. Infine, la chiosa sull’Italia: “Mi manca. Viva l’Italia, come una volta”.
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