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Tommasi e Albertini sulla Nazionale: "Il CT oggi l'ultimo dei problemi. Ora bisogna ripartire da un progetto sportivo e cambiare"

| News calcio | Autore: Simone Nobilini

Italia-Svezia, l’apocalisse avvenuta, il dolorosissimo giorno dopo. Intervenuti alla presentazione del Gran Galà del Calcio 2017, in programma il prossimo 27 novembre al Megawatt Court di Milano, il presidente dell’AIC Damiano Tommasi e Demetrio Albertini hanno parlato così della mancata partecipazione della Nazionale Italiana ai Mondiali di Russia 2018:

“Prima c’è la presa di coscienza e poi si dice cosa fare, credo i calciatori della Nazionale siano dei campioni, ma lo sport è anche questo. Non sempre vincono i migliori o chi merita, il playoff si è deciso su una deviazione. Non siamo ancora arrivati ad una presa di coscienza. L’allenatore oggi è l’ultimo dei problemi, non abbiamo ancora probabilmente avvertito che il movimento generale ha bisogno di un cambiamento. La soluzione può anche essere nella valutazione tecnica, ma oggi la riflessione che siamo chiamati a fare è un’altra. Fare nomi di CT oggi non credo sia il tema, almeno per quanto mi riguarda. Le partite si possono risolvere con episodi, ma il calcio è questo: le coppe si vincono in allenamento. La Svezia credo non avesse alcun giocatore che giocasse nel campionato interno, ma questo cambia poco: sono solo sfaccettature, il progetto sportivo non è la casualità. È programmazione, lungo tempo, lo sport. Ci sono atleti che vivono a quadrienni, nessuno oggi ha questa prospettiva: ci deve essere la visione, quella che dobbiamo capire se c’è. E sono molto dubbioso su questo. Per tanti atleti è l’apice di una carriera, sportivamente è certamente un’amarezza. Sembra si benedica questa sconfitta per poi ripartire, ma l’importante è poi farlo per davvero”.

Demetrio Albertini, ideatore della società di comunicazione DeMa4 partner dell’evento, ha poi commentato così la situazione azzurra, da vecchio candidato alternativo a Tavecchio: “Se le cose sarebbero andate meglio con me e non con Tavecchio? Questo non lo so, è anche la bellezza dello sport. Mi sono messo a disposizione nel 2014, oggi giudicare l’operato di qualcuno è la cosa più semplice. Bisognerebbe invece capire quali siano state le cause e magari avere il coraggio di poter cambiare, questo è il mio pensiero da esterno e da chi si è messo a disposizione 3 anni fa. Da dove partirei? Credo un bel progetto sportivo sia una cosa importante, non sono qui per presentare una candidatura. Credo che le seconde squadre siano un percorso percorribile nel nostro paese, il mio programma è lì scritto è lì rimane, ma oggi è troppo facile parlare sulle ali dell’emotività. Bisogna essere razionali e cercare il percorso condiviso, qualcosa di impossibile da condividere tra tutte le componenti. Credo che la Nazionale, con tutti i difetti che potesse avere, aveva tutte le carte in regola per andare al mondiale. Li reputo dei campioni, chi indossa la maglia della Nazionale sa cosa fare, poi c’è il tema partita in sè e purtroppo c’è anche la sconfitta”.

“Scegliere un CT è la cosa più difficile, perché viene sempre criticato: per un uomo di esperienza il primo nome che mi viene in mente è Ancelotti, ma deciderà il presidente. Allenatori con esperienza ci sono. Ventura? È sempre difficile perché facendo l’imprenditore ora, non raggiungendo gli obiettivi primari, non mi dimetterei, ma certamente chiuderei”.

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