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Serie D, dilettanti a chi? Andrea Gasbarroni, quando la magia non ha categoria: “Corro, gioco, mi diverto”

10/01/17 12:00 | Storie | Autore: Luca Mignani

Ci sono i raddoppi, i blocchi, le diagonali. Ci sono un bambino, un campo, un pallone. Il pallone, gira e rigira, è sempre lo stesso: teorie su teorie su teorie, ma sempre lo stesso. Cambia tutto quello gli gira intorno, invece. Però se corri, giochi e ti diverti vai sul sicuro: sei uomo ma anche bambino. Sei in campo, non importa su quale. C’è il pallone e tanto basta, no? Da cui tiri fuori sempre magia. Andrea Gasbarroni. Gasbadona, Alieno, il nuovo Tizio, il vecchio Sempronio… Semplicemente Andrea. Juventus, Torino, Genoa, Sampdoria. Palermo, Parma. Monza, Giana, Pinerolo. Andrea.

Sì, Pinerolo: Serie D. Domenica gran gol contro il Verbania, tanto per non perdere il vizio: “Ero rientrato a fine anno dopo essermi rotto un dito del piede col Bra. Un pestone? Eh, qualcuno mi arriva, che ci vuoi fare. Scarico sul lato corto dell'area, ho puntato l’uomo e l’ho messa a giro sul secondo palo. Un bel gol (un gran bel gol, ndr), bene dai: eravamo in dieci ed era uno scontro diretto per la salvezza”. Gol anche all’esordio, in settembre: “Sono entrato in una partita assurda. Azioni da una parte all’altra, attacchi contro difese. Sul 2-2, al novantesimo, rigore per il Gozzano: parato. Contropiede e gol mio. Sembrava finita… punizione loro e 3-3. Da fuori può non sembrare, ma è un campionato tosto. Io finalmente sto bene: pubalgia, rotture… Sto bene. Corro, gioco, mi diverto”.

Correva da ragazzino nella Juve, guardando i grandi: Del Piero, Zidane, “dovunque ti girassi ne trovavi uno. Io ero piccolo, non crescevo, pensavo di smettere: tanto valeva giocare sotto casa. Ma Furino mi ha sempre incoraggiato, diceva che sarei arrivato in Serie A”. Tant’è. Con Toni: “Un fisico pazzesco, straordinario per come ha saputo migliorarsi tecnicamente”. Con Milito: “Aveva tutto, è arrivato tardi. Finalizzatore eccezionale: la metteva dove voleva”. Con Thiago Motta: “Il migliore. Martoriato dal ginocchio, ma non sbaglia mai”. Contro i Nesta e i Maldini: “Come si faceva a scartarli? Non li si scartava”. Anche chitarrista al Barbera, “ma suonavano i Filippini”. Anche Cavaliere Ordine al merito della Repubblica Italiana, per via di un bronzo alle Olimpiadi, “ma non lo dico mai a nessuno”.

Professionismo stop. Classe 1981… Classe comunque. E il calcio comunque quotidianità: “Avrei voluto chiudere alla Giana in Lega Pro. Non è andata così, nessuna ruggine: ci siamo poi chiariti”. E ora? “Corro, meno di dieci anni fa chiaramente, ma più degli ultimi anni. Perché sto bene. E gioco, mi diverto. Pinerolo è un ambiente piccolo che nel suo piccolo fa le cose come si deve. E’ un avventura iniziata quasi per caso, sono andato lì per allenarmi vicino a casa ed è nato un bel rapporto con tutti. Continuo perché so di poterlo fare, nel dubbio sarei il primo a smettere. E faccio il papà”. Figli da accompagnare al campetto? “No, figlie. Due femmine. Danza, tutù. Speriamo si appassionino alla pallavolo, almeno lì c’è una palla”. Quella palla da cui strappa sempre i tre atti della magia: promessa, svolta, prestigio.

E via. Gas saluta e va. Col sorriso. Col suo chignon da samurai, un samurai grunge: nobiltà guerriera, su un tappeto di note profondamente rock. Con la sua barba da cantautore, un cantautore illusionista: rime dispari, su qualcosa di ordinario preso e trasformato in un amen in qualcosa di straordinario. Pim, pum, pam: da sempre. Ieri, oggi e domani. Da vero dieci. E sia che si osservi ben bene, sia che si guardi distrattamente, nel suo muoversi e nel tuo tocco si percepisce una scia, un profumo… Che profumo ha la magia? Nessuno, forse. Ma si sente. Eccome. Ancora.

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